Bärhapp Spitze, Punta di Quaira, Cima Tuatti, Cima del Lago, Lago di Alplaner, Passo Rabbi

Escursione effettuata: 3 luglio 2021

Localizzazione: Catena delle Maddalene, tra la Val di Rabbi e la Val d’Ultimo.

Sono partita dal parcheggio Cavallar in Val di Rabbi intorno le 5:40. Ho raggiunto la Malga Caldesa Bassa (25-30 minuti) e, poco dopo, ho preso il direttissimo (sentiero nr. 108) per il Rifugio Stella Alpina al Lago Corvo. 10 minuti prima di arrivare al Rifugio, ho lasciato il 108 per prendere il nr. 12 direzione Punta di Quaira. In 45 minuti ho raggiunto la prima tappa, la Bärhapp Spitze (mt. 2707).

Continuando sul sentiero 12, ho toccato la Punta di Quaira (Karspitze), che, con i suoi 2752 mt slm, costituisce la cima più alta della Catena delle Maddalene.

Lasciata la Quaira, ho proseguito sul 12 ancora brevemente. L’ho poi abbandonato per seguire la cresta fino alla Cima Tuatti (mt. 2701), dove sono arrivata verso alle 9:15.

Da qui, il pezzo iniziale di cresta verso Cima del Lago è molto sassoso, ma niente di pericoloso e diciamo che, semplicemente, bisogna andare dritti, perchè la traccia non si vede. Ma poi, poco dopo, diventa molto evidente. Dopo un pezzo di cresta su traccia, si scende e ci si ricollega al sentiero nr. 12 che porta (dalla Tuatti saranno su per giù 35 minuti) direttamente alla Cima del Lago (mt. 2615). Io ho trovato nuvole basse a tratti, ma vi assicuro (perchè ci sono stata altre volte) che la vista su Cima Trenta e sul Lago di Alplaner è strepitosa.

Cima del Lago

Da Cima del Lago, in pochi minuti sempre col 12, si raggiunge il Passo Alplaner (mt. 2424) ed il Lago.

A questo punto, verso le 11 su per giù, ho costeggiato il lago seguendo il sentiero nr. 14A fino ad incrociare il 14, che ho preso in direzione dell’Alplaner Alm (mt. 2245), dove sono arrivata mezz’oretta più tardi.

Alplaner Alm

Dall’Alplaner Alm si deve risalire nuovamente col 13A e, poi, scendere ancora fino alla Seefeld Alm (ci si impiega circa 50 minuti).

Il sali è scendi purtroppo non è finito! Infatti, sempre rimanendo sul 13A, continua fino alla Bärhapp Alm (considerate altri 45 minuti).

Una volta arrivati alla Bärhapp Alm (mt. 2295) ci aspetta il rush finale, ovvero la salita al Passo Rabbi (mt. 2460), che, diciamocelo, dopo tutta la strada fatta prima, ti dà veramente la botta finale…

L’omino gigante salendo al Passo Rabbi

Mi sono fermata pochi minuti solo per fare delle foto, ma ho ripreso subito il cammino verso il Rifugio Stella Alpina al Lago Corvo che ho raggiunto in 5 minuti (alle 14). Velocemente l’ho superato e, altrettanto velocemente, ho ripreso il direttissimo verso il parcheggio Cavallar, dove sono arrivata alle 15:10.

Distanza percorsa: 21,06 km

Dislivello positivo: 1302 mt.

Tempo movimento: 7:55:59

Commenti: allora…diciamo che sono arrivata alla macchina fisicamente distrutta…, ma a me è piaciuto molto. L’avevo già fatto questo giro (voi penserete: brava…proprio furba a rifarlo!), tagliando fuori la Cima Tuatti però. Sapevo benissimo a quanta strada andavo incontro. Ma sapevo anche che mi era piaciuto tantissimo! I paesaggi sono strepitosi e non si incontra anima viva (chissà perchè…). Adoro camminare in quella parte che va dal lago di Alplaner al Passo di Rabbi, lo trovo estremamente rilassante. Da qui a consigliarvi il giro completo no, sarei cattiva, però, modificandolo, tagliando fuori dei pezzi, vi assicuro che merita proprio!

Cima Stubele, Lago Poinella, Lago Cemiglio, Cima degli Olmi

Escursione effettuata: 11 luglio 2021

Localizzazione: Catena delle Maddalene, tra Val di Non e Val d’Ultimo

Sono partita alle 5:20 dal parcheggio in località Fontane, dopo Mocenigo di Rumo e su strada/sentiero 134 mi sono diretta verso Malga Lavazzè, mt.1639, (da notare dopo circa 20 minuti di cammino il cartello con le indicazioni per cima Stubele: 4 ore e 12 minuti…ma del resto siamo quasi in Alto Adige e siamo molto più precisi!). Dopo un’ora di cammino su strada asfaltata (se possibile quasi più brutta di quella per Malga Val!) siamo arrivati alla malga ed ha iniziato a piovere tantissimo.

Malga Lavazzè

Sempre sul 134 abbiamo proseguito per la Malga Masa Murada. Alla Masa Murada ero già stata, ma arrivando dalla Malga Bordolona e dal Passo di Val Clapa. Devo dire che dalla parte della Lavazzè la salita è un pò più impegnativa. Alle 7:10 l’abbiamo oltrepassata andando verso il Lago Poinella (che abbiamo raggiunto in 20 minuti). La zona qui intorno è stupenda, caratterizzata da meravigliosi spazi aperti e, per fortuna, ha pure smesso di piovere.

Due ore e quaranta dopo la partenza siamo arrivati al Passo della Siromba (mt. 2407). Tenendosi il lago alle spalle, si prende la cresta sulla destra (sentiero 16B) che porta a Cima Stubele (mt. 2671). Non è una cresta difficile, ma, come per tutte le creste, bisogna prestare attenzione. Alle 8:50 siamo arrivati sulla cima (meglio di ogni aspettativa, visto che avevo previsto l’arrivo alle 10) e, fortuna pazzesca, il cielo era completamente sgombro di nuvole! Non vi dico che panorama spettacolare…

Fatte le foto di rito, abbiamo fatto ritorno al passo. Scendendo dalla cresta, di fronte si vedono la Schrummspitz (Cima della Siromba) e la Cima Binasia, invece sulla destra c’è il Lago della Siromba.

Devo essere sincera: avevo un progetto molto ambizioso per la giornata, ma il cielo si stava coprendo nuovamente e la cosa mi ha un pò scoraggiata. Infatti, ho deciso di tornare sui miei passi fino alla Masa Murada e poi vedere cosa fare.

Tornata alla malga, per allungare il giro, visto che erano solo le 10:40, invece di riprendere il 134 per la Lavazzè, ho optato per il Bonacossa (133) che porta alla Malga Cemiglio di dentro (mt.1838). Apro una parentesi su questo sentiero: si tratta di un sentiero storico SAT che attraversa Le Maddalene, da Passo Palade alla Val di Rabbi, per una lunghezza di oltre 50 km, tenendo lungo tutto il gruppo un’altitudine media di 2000 mt. s.l.m, e si situa parte in provincia di Trento e parte in quella di Bolzano. E’ dedicato ad Aldo Bonacossa, un alpinista milanese, autore della prima guida sul Gruppo Ortles – Cevedale, che comprendeva anche il settore delle Maddalene. Penso, ormai, nelle mie varie escursioni di averlo percorso tutto e posso dire che merita veramente in tutta la sua lunghezza.

Alle 11:40 siamo arrivati alla Cemiglio di dentro. Qui ero molto indecisa sul da farsi: prendere il 113A in direzione Maso Bernardi e tornare verso la macchina, o il 113A in direzione Lago Cemiglio (indicato 1h e 20′). Ero in giro già da un bel pò di tempo e non sapevo se ce l’avrei fatta a risalire di nuovo di altitudine fino al lago. Ho deciso alla fine di provarci e, alle 12:40, sono arrivata al lago Cemiglio (mt. 2267). Che bello! Peccato il cielo nero…

Lago Cemiglio

Adesso ve la dico tutta: il mio progetto ambizioso era quello di unire Cima Stubele e Cima Olmi, due cime che da sole per me erano giri troppo brevi e che non sapevo come collegare ad altre escursioni.

Dal lago ho proseguito verso il Passo Cemiglio (mt. 2405), con l’idea di valutare la situazione e decidere se proseguire verso la Olmi. E, niente, alla fine, guidata dall’entusiasmo, ho preso la cresta sulla destra del passo (tenendomi il lago Cemiglio alle spalle) e ho affrontato il ripido tratto finale che mi ha portato sulla Cima Olmi (mt. 2656) alle 13:40. Che soddisfazioneeeeeee! Non mi sembrava vero, ero felicissima e continuavo a ripetermi che avevo fatto l’impresa! Poi non vi dico il panorama meraviglioso nonostante il cielo coperto.

Ho fatto video e foto ai ragazzi che sulla Olmi dormivano…poveretti! Bella la scritta che c’è sulla cima: ‘Con il vento contrario l’aquilone prende il volo’.

Alle 14 abbiamo lasciato la cima, anche perchè la temperatura non era delle più gradevoli e la strada che dovevamo affrontare per tornare alla macchina era bella lunga. Dopo un’ora e venti siamo tornati alla Cemiglio di dentro/Bivacco forestale e da lì ho proseguito in direzione del Maso Bernardi (mt. 1572).

Arrivati qui, mi sono rifiutata di passare dalla Malga Lavazzè e, allungandola, ho proseguito sul 113A per poi ricollegarmi alla strada/sentiero 134 poco prima del parcheggio in località Fontane. Alle 16:45, non ricordandomi più neppure il mio nome per la stanchezza, abbiamo fatto ritorno alla macchina…

Distanza totale: 21,50 km

Dislivello positivo: 1600 mt

Tempo movimento: 8:53:11

Commenti: cosa vi posso dire? Una massacrata: ho lasciato la macchina a poco meno di 1100 mt di altitudine, ho fatto quasi 1700 mt di dislivello per salire alla Stubele, poi giù ad una altitudine di 1800 mt. e di nuovo su sulla Olmi a 2656 mt. Per me, come ho detto prima, un progetto veramente ambizioso…quindi non vi dico come mi sono sentita. Toccavo il cielo con un dito. Sinceramente non credevo di farcela, ma poi l’adrenalina, come spesso mi capita, mi ha dato una carica pazzesca e ha permesso di realizzare il mio progetto. Non mi sento di consigliare a tutti questo giro, non voglio che poi mi odiate, però, singolarmente, fate sia la Cima Stubele che la Cima Olmi perchè meritano. Così pure meritano il Lago Poinella e il Lago Cemiglio. Maddalene sempre top!

Cima Lavazzè, Goldlahnspitz, Monte Ometto

Escursione effettuata: 13 giugno 2021

Localizzazione: Catena delle Maddalene, tra la Val di Non e la Val d’Ultimo

Ho parcheggiato al Pont dal Vat (mt.1256), poco dopo Lanza, e alle 6 mi sono incamminata sulla terrificante/ripida strada asfaltata (113) che conduce a Malga Val/Rifugio Maddalene (tempo indicato 1 ora e 50′). Dopo un’ora (penso i tempi indicati siano da rivedere), alle 7, sono arrivata alla malga (mt. 1925). Da qui, sempre proseguendo sul 113 (che ora diventa sentiero), mi sono diretta al Passo Termen da Val (mt. 2252), che ho raggiunto in 45 minuti. Al passo potete notare una pietra su cui sono incise la I da un lato e la B dall’altro, antico confine tra Italia e Baviera. Non vi dico il vento che tirava…qui rimane nella mia memoria il video pubblicato sulle storie di Instagram dove esordisco con: Sierra Levante, Sierra Ponente, Sierra la porta che fa corrente…e non aggiungo altro…

Tenendomi il cartello del Termen da Val alle spalle, ho preso la cresta, facile, che porta alla Cima Lavazzè (mt. 2415). Devo ammettere che ho fatto un pò di casino tra la Cima Lavazzè e la Lavazzè meridionale, però da entrambe il panorama è meraviglioso: Cima degli Olmi, Val d’Ultimo, Goldlahnsee, Val di Non col Lago di Santa Giustina.

Sono poi scesa verso il Goldlahnsee (mt. 2294), che era ancora mezzo ghiacciato con dei colori spettacolari.

Superata la conca del lago, rimanendo sempre sulla cresta, si risale verso la Goldlahnspitz (mt.2387). Non vi dico anche qui il panorama mozzafiato su tutte le Maddalene. Attenzione solo allo spazio vitale veramente misero: per fare la foto coi ragazzi mi tremavano le gambe!

Sono poi scesa nuovamente, non seguendo un vero e proprio sentiero, verso il lago di Cima Lavazzè inferiore (ho sempre avuto dei dubbi sul nome, quindi perdonatemi se ho sbagliato!)

Quel giorno devo ammettere che, stranamente, non avevo un reale programma per la giornata. Quindi, diciamo che sono andata un pò all’avventura, seguendo il sole. Dal lago ho, quindi, preso il sentiero n. 133 verso il SamerJoch. Il paesaggio comunque veramente meraviglioso: per metà innevato, per metà con erba verde!

Alle 10:30 sono arrivata allo SamerJoch e ho deciso di proseguire, in una sorta di anello, sul 133-19. Si stava benissimo, era calato il vento e c’era una giornata magnifica. Insomma, per farvela breve mi sono detta: sai che c’è? Che proviamo a salire anche sul Monte Ometto (ignara di tutta la strada che poi avrei dovuto fare per tornare alla macchina). Alle 11:40, abbiamo toccato la croce del Monte Ometto (mt. 2395). Che spettacolo! Che vista strepitosa che c’è!

A mezzogiorno, molto ottimista perchè ‘tanto c’abbiamo tutto il tempo’…, ho lasciato la cima per cominciare la discesa. Ho ripercorso a ritroso il sentiero 12 e, all’incrocio col 133, ho proseguito sempre sullo stesso verso la Stierbergalm (mt. 1850).

E adesso inizia ‘il bello’. Sempre sul sentiero 12 sono risalita al Monte Faiden. Da qui, un signore che ho incontrato sul Monte Ometto, mi aveva suggerito di scendere giù a Passo Fresna e poi collegarmi alla strada per Malga Val, ma, invece, visto il sole ancora alto, ho preferito prendere il sentiero n. 13 che mi ha ricollegato al 133 poco sopra Malga Val. Che massacrata!

Bruno stravolto

Vabbè, per farvela breve, alle 14:40 ho raggiunto la Malga, da dove ho ripreso l’orrenda strada sfasciaginocchia, e alle 15:30 ho finalmente raggiunto la macchina al Pont dal Vat.

Distanza totale: 17,85 km

Dislivello positivo: 1159 mt.

Tempo movimento: 9:33:12

Commenti: giro meraviglioso!!! Lungo (4 cime, 2 laghi, 2 passi, non ci siamo fatti mancare niente!), ma con panorami da mozzare il fiato. E non abbiamo, praticamente, mai incrociato nessuno, a parte sul Monte Ometto e alla Stierbergalm. A me è piaciuto tantissimo. E’ il mio genere proprio: perdermi in sentieri non battuti e vagare per ore per le montagne. Non mi sento di suggerirlo a tutti, però, perchè è veramente faticoso. Ci vuole gamba e fiato, ma i panorami ripagano sicuramente per la fatica fatta.

Bärhapp Spitze, Punta di Quaira, Cima Tuatti, Castel Pagano

Escursione effettuata: 27 giugno 2021

Localizzazione: Catena delle Maddalene, tra la Val di Rabbi, la Val d’Ultimo e la Val di Bresimo.

Sono partita dal parcheggio Cavallar in Val di Rabbi poco prima delle 6. Ho raggiunto la Malga Caldesa Bassa (25-30 minuti) e, poco dopo, ho preso il direttissimo (sentiero nr. 108) per il Rifugio Stella Alpina al Lago Corvo. 10 minuti prima di arrivare al Rifugio, ho lasciato il 108 per prendere il nr. 12 direzione Punta di Quaira. In 45 minuti ho raggiunto la prima tappa, la Bärhapp Spitze (mt. 2707).

Continuando sul sentiero 12, ho toccato la Punta di Quaira (Karspitze), che, con i suoi 2752 mt slm, costituisce la cima più alta della Catena delle Maddalene.

Lasciata la Quaira, ho proseguito sul 12 ancora brevemente. L’ho poi abbandonato per seguire la cresta fino alla Cima Tuatti (mt. 2701), dove sono arrivata verso le 10.

Da qui, ho preso sempre la cresta (si tratta di creste tranquille e con tracce evidenti, anzi devo dire che le si percorre proprio volentieri!) per scendere al Passo Palù (mt. 2412).

La mia idea era salire anche a Castel Pagano. Esclusa la salita direttamente dal Passo (mi hanno detto che coi cani l’ultimo pezzo non è fattibile), l’alternativa era scendere col sentiero nr. 133 in Val di Bresimo. Quando l’ho fatta l’anno scorso, sono arrivata fino giù dove c’è una malga e da lì parte il sentiero nr. 118 che porta in cresta tra Castel Pagano e Cima Zoccolo. Sinceramente mi scocciava scendere fino lì (si allunga di un bel pò), quindi ho deciso di camminare ad una certa altitudine in costa a Castel Pagano, ravanando un pò, fino a collegarmi col 118 (secondo me potevo essere intorno ai 2300 mt).

Devo ammettere che ad un certo punto iniziavo ad essere molto stanca (tanti sali e scendi…) e l’ultimo pezzo prima della vetta l’ho fatto a rallentatore! Ma poi, alla fine, ce l’ho fatta e, a mezzogiorno, ero sulla cima di Castel Pagano, mt. 2608 (peccato sia caduta la croce!).

Tutte le Cime delle Maddalene regalano panorami stupendi, ma, in questo caso, ancora di più, perchè la vista dà completamente sulla Val di Rabbi (ed io sono un pò tanto di parte…).

20 minuti più tardi, ho deciso di rimettermi in marcia, ma non tornando sui miei passi, bensì scendendo direttamente sotto a Castel Pagano. Non c’è alcuna traccia (ho camminato tra i rododendri), ma sapevo che in linea d’aria mi trovavo sopra alla Malga Garbella di sopra ed, infatti, lì sono arrivata verso le 13:10. Devo ammettere che l’idea del ritorno al parcheggio Cavallar un pò mi creava ansia, perchè, guardando la Tabacco, il rientro era veramente lungo…

Invece, una volta arrivata poco prima della Garbella, ho avuto una bella sorpresa: un sentiero con segnaletica (non segnato invece sulla cartina) che rimaneva alto e proseguiva in direzione nord. L’ho imboccato senza neppure pensarci e ho fatto benissimo: in mezz’ora mi ha riportata dritta dritta alla Malga Palù! Non vi dico la felicità!

Dalla Malga Palù, ho preso poi il sentiero nr. 133A e, alle 15:15, ho fatto ritorno al parcheggio.  

Distanza totale: 17,10 km

Dislivello positivo: 1302 mt.

Tempo movimento: 7:25:53

Commenti: è un gran bel giro! Piacevole, senza punti critici. Come dicevo, camminare sulle creste è divertente e, poi, il panorama che si gode è una meraviglia. Mi ha, onestamente, stancata molto, ma c’è da dire che alla fine le Cime sono state 4 e non sono poi così poche!

Anello Passo Castrin, Monte Luco, Lago Luco, Monte Luco Piccolo, Malga Pradont, Prieda del Gial

Escursione effettuata: 6 giugno 2021

Localizzazione: Catena delle Maddalene, tra l’Alta Val di Non e la Val d’Ultimo

Ho parcheggiato dopo il primo tunnel (venendo dalla Val di Non) al Passo Castrin e mi sono incamminata pochi minuti dopo le 6. Nel giro di 20 minuti ho raggiunto Malga Castrin, da dove ho imboccato il famoso sentiero nr. 133 Aldo Bonacossa. Avevo fatto questo stesso percorso esattamente un anno prima, ma lo ricordavo perfettamente da quanto mi era piaciuto.

Alle 7:20 sono arrivata al Laugen Jöchl e, poco dopo, è iniziata la salita verso la cresta (sul sentiero 8A), che ho raggiunto in 45 minuti circa.

Da qui, dove il sentiero 8A incrocia il 10A, in poco meno di 10 minuti si raggiunge la croce di vetta del Monte Luco Grande (mt. 2434). Apro una parentesi: in realtà avevo un bel ricordo del sentiero Bonacossa, ma non altrettanto del Monte Luco. Quando ero salita l’anno precedente, avevo trovato talmente tanta gente, che non ero neppure riuscita a fare una foto discreta sulla cima. Quest’anno, essendo arrivata alle 8:10, non ho trovato nessuno e la mia opinione è radicalmente cambiata! La vista è spettacolare!

Sempre l’anno precedente, a causa appunto della troppa gente, ero ritornata sui miei passi passando dall’8A. Quest’anno, essendo da sola, ne ho approfittato e ho imboccato il sentiero nr. 10 (quello che va alla Malga Monte Luco). P.s. Prima di un’escursione, mi documento sempre. Leggo le pagine ufficiali delle varie Valli e anche i blog. Quello che a me spesso infastidisce è l’ansia che ti mettono nel descrivere certi percorsi. Il sentiero nr. 10 è uno di questi casi. Ci sono parecchi gradini, perchè il pezzo finale per raggiungere la cima è molto ripido e sassoso. Ma è fattibilissimo e tranquillissimo!!! Anzi, l’ho trovato molto carino, proprio perchè diverso dal solito.

Una volta scesi da questo pezzo, abbiamo imboccato il sentiero sulla sinistra fino al meraviglioso Lago Luco ancora mezzo ghiacciato.

Raggiunto il lato opposto del lago, rispetto a dove si arriva, si trova una segnaletica. Sulla Tabacco online non è segnato (se non come traccia), ma in realtà c’è un sentiero vero e proprio, il 9, che, in 10 minuti, porta dritti al Kleiner Laugen, il Monte Luco Piccolo (mt. 2297), il quale, nonostante i suoi 137 mt in meno del Grande, offre comunque un panorama di tutto rispetto.

Verso le 10 sono scesa, ho oltrepassato il lago, e sono tornata all’incrocio, dove ho ripreso il 133, che ho abbandonato dopo poco meno di 40 minuti, per imboccare il 10A in direzione della Malga Monte Luco. Anche in questo caso, la Tabacco online non lo segna, ma, dopo 10 minuti di discesa, si trova sulla destra il sentiero nr. 158 che porta alla Malga Pradont (mt. 1905).

Dalla Malga, parte una forestale, fino alla Pradont di Sotto (che sinceramente non ho visto), dove, poco dopo, si abbandona per prendere il sentiero nr. 3 (indicato anche dalla Tabacco). Si tratta, a mio avviso, di un sentiero un pò rudimentale, tra le altre spesso interrotto da alberi caduti, che in mezz’ora conduce alla Prieda del Gial (mt. 1680), da dove si riprende una sterrata ed in altri 30 minuti si fa ritorno al parcheggio.

Distanza totale: 15,90 km

Dislivello positivo: 997 mt.

Tempo movimento: 05:59:14

Commenti: bellissimo! Fatelo! Tranquillo, rilassante, senza difficoltà alcuna. Panorami da mozzare il fiato e il sentiero Bonacossa che è veramente un Signor Sentiero. Considerate che molta gente sale dalla Malga Monte Luco, quindi da quella parte troverete sicuramente un pò di affollamento. Se vi piace la pace, partite presto e dal Passo Castrin, a mio avviso e per esperienza personale, meno gettonato del Passo Palade per salire al Luco.

VARIANTE DA PASSO DELLE PALADE


Escursione effettuata: 3 novembre 2024

Per quanto, come già detto in precedenza, io preferisca l’ascesa al Monte Luco da Passo Castrin (molto più ‘rilassante’ e panoramica), pubblico la variante da Passo Palade, per chi preferisce una cosa un pò più veloce.

Sono partita dal Gampen Pass (dove ho parcheggiato) alle 6:40. Alla prima curva della sterrata che conduce alla Laugenalm, sulla destra si trovano le indicazioni per il sentiero 133 Bonacossa. Questo sentiero è il diretto, ma io oserei chiamarlo direttissimo. Praticamente un’ora e 40 di step ups al box senza interruzioni…


Sono tutte scale, di legno o pietra. In meno di un’ora il dislivello è di circa 500 mt. Avete presente la scritta sulle magliette: ‘Ma è tutta così?’ ‘No, tra poco spiana’ e non spiana mai? Ecco…però, devo ammettere, che, quando si esce allo scoperto, il panorama è veramente meraviglioso. E, poi, queste scale create dall’uomo sono a tratti molto belle.


Mi sono sinceramente sorpresa quando alle 7:50 sono arrivata al lago del Luco. Non me lo aspettavo così velocemente! L’ultima volta che l’ho visto era giugno ed era ancora mezzo ghiacciato, ma rimane, comunque, molto affascinante.


Dal lago le indicazioni dicono che ci vogliono 50 minuti per arrivare alla cima. Ho calcolato, quindi, che l’avrei raggiunta per le 8:40, ma, in realtà, alle 8:20 ero su. Si deve proseguire per pochi minuti e, poi, prendere il sentiero n. 10 sulla destra. Sul pezzo che va alla cima vorrei fare una precisazione: come ho detto precedentemente, è molto carino e diverso dal solito, ma questo non vuol dire che tutti possano affrontarlo serenamente. Ci sono molti tratti esposti, attrezzati di corda, ma comunque esposti. Quindi, per chi soffre un pò in certe situazioni, sconsiglio questa variante. Non sto dicendo che è un sentiero per escursionisti esperti, ma neppure per gente con le ginniche…

Il Monte Luco piccolo e il lago del Luco salendo al Monte Luco e un pezzo di sentiero attrezzato


In ogni caso, la fatica vale la pena, perchè la vista dai 2434 mt del Monte Luco, alias Laugenspitze, è veramente meravigliosa!
P.s. poco prima della cima c’è una scultura. Se leggete, scoprirete che quella del Monte Luco sembra sia la prima ascensione femminile (documentata) nelle Alpi di due donne (Regina Von Brandis e la figlia Katharina) e risale al 24 agosto del 1552. W le donne!


E’ sempre per me fonte di gioia raggiungere una cima come prima persona della giornata…sarà anche stupido, ma mi dà una bella sensazione, come se quel meraviglioso spettacolo fosse un privilegio che ho solo io.

Arrivato il momento di scendere, ho deciso di non tornare sui miei passi. Primo perchè era veramente presto (8:40), secondo perchè non avevo voglia di spaccarmi le ginocchia. Quindi, ho deciso di prendere il sentiero 8A , che poi diventa il 10 A e porta alla Laugenalm in un’oretta. E’ un sentiero molto tranquillo e panoramico.

Dalla malga, purtroppo, a parte un a paio di pezzetti con cui si può tagliare col sentiero n. 10, è strada sterrata fino al Gampen Pass, dove sono arrivata alle 10:25 circa.

Distanza totale: 10 km

Dislivello positivo: mt. 916

Tempo movimento: 3 ore e 20 minuti





Anello Passo Daone, Cima Durmont, Monte Cargadur, Passo delle Malghette, Pramarciù

Escursione effettuata: 30 maggio 2021

Localizzazione: Val Rendena, Dolomiti di Brenta

Ho raggiunto con l’auto il Passo Daone (mt. 1300), dove, alle 6:30, è iniziata la mia escursione. Mi sono incamminata nel bosco sul sentiero nr. 356 (sicuramente le indicazioni non mancano lungo tutto il percorso), passando in ordine per: Dotor (mt. 1395), Pramarciù (mt. 1405), Stavel (mt. 1476). Da qui, il sentiero si fa un pò più ripido e, dopo circa 15 minuti di cammino, si esce dal bosco. Il panorama, nonostante ci si trovi ancora ben sotto la cima, promette già benissimo!

In un’oretta ho raggiunto Cima Durmont (mt. 1837). Avevo letto che la vista era meravigliosa e ne ho avuto la conferma: spazia dal Brenta, alle Cime dell’ Adamello, al Carè Alto e alle vallate sottostanti. Merita proprio!

Dalla Cima Durmont ho poi proseguito lungo il sentiero 356 verso il Passo Campiol. Il sentiero, nella prima parte, è lungo la cresta, poi scende e si entra nuovamente nel bosco, fino ad arrivare al Passo (mt. 1671) in circa 15 minuti. Dal Passo Campiol si risale nuovamente seguendo le indicazioni per il Monte Cargadur (mt. 1871). Devo essere sincera: per fortuna che ho la Tabacco sul cellulare che indica la posizione in cui ti trovi, altrimenti mai avrei saputo di essere sul Cargadur (non ci sono cartelli). Diciamo, comunque, che dal passo ci vogliono indicativamente 35/40 minuti.

Il pezzo di cresta da Cima Durmont verso il Passo Campiol

Da qui ho ripreso a scendere e, alle 9:30 (25 minuti dopo), sono arrivata al Passo delle Malghette (mt. 1723).

Passo delle Malghette

Dal Passo ho imboccato prima il sentiero nr. 350 e, poco dopo, il 356A che mi ha riportato a Pramarciù. Volendo si può abbreviare il ritorno col 356B, che collega al Passo Campiol, e fare rientro passando nuovamente dal sentiero dell’andata e, quindi, da Cima Durmont.

Sono arrivata al Passo Daone alle 11.

Distanza totale: 11,96 km

Dislivello positivo: 855 mt

Tempo movimento: 3:45:08

Commenti: quando ho studiato il giro, avevo letto del bellissimo panorama che offre la Cima Durmont e ne ho avuto la conferma. Avevo letto anche che quest’anello prevedeva 5 ore e 30 di percorrenza. Secondo me sono tante…infatti sono rimasta molto delusa quando sono arrivata alla macchina così presto. A mio parere, merita molto fino al pezzo di cresta dopo la Cima Durmont, poi è un continuo sali e scendi nei boschi. Lo sconsiglio a chi piace camminare in spazi aperti e sopra a certe altitudini. Il pezzo finale dal Passo delle Malghette a Pramarciù per me è stato molto noioso, ma poi dipende da cosa cerca una persona: se quello che vuole è una bella camminata nei boschi, questa escursione è l’ideale. È un percorso adatto a tutti, non prevede alcuna capacità tecnica, da fare nelle mezze stagioni (d’estate si rischia di morire dal caldo!).

Anello Pracorno, Lago Saleci, Passo Saleci, Sass de l’Anel, Piz di Montes, Cimon di Bolentina

Escursione effettuata: 16 agosto 2020

Localizzazione: Gruppo Vegaia – Tremenesca, tra la Val di Rabbi e la Val di Sole

Sono partita poco prima delle 7 dalla località Scolari (mt. 861) nei pressi di Pracorno (Val di Rabbi) ed ho preso il sentiero nr. 120 in direzione Malga Saleci bassa. Dopo un inizio abbastanza tranquillo, il sentiero si fa molto ripido. In un’ora e venti sono arrivata alla Malga (mt. 1658).

Da qui ho proseguito sul 120 fino alla Malga Saleci alta, dove sono arrivata intorno alle 9.

Dalla Malga alta, dove gli spazi si fanno più aperti ed il terreno diventa roccioso, si prosegue in direzione ovest verso il passo. Ad un certo punto si incrocia un sentiero sulla destra con il cartello che indica il lago Saleci (mt. 2322).

Allora, obiettivamente, considerato tutto il giro, la deviazione al lago è un pò in più, anche perchè non è così breve arrivarci. Però merita…

Dal lago sono poi tornata sui miei passi ricollegandomi al sentiero 120 che in 20/25 minuti mi ha portata al Passo Saleci (mt. 2446)

Dal passo ho poi preso la cresta. Il primo pezzo è un pò esposto, bisogna prestare molta attenzione. La prima volta che l’ho fatto, ‘ho detto non lo rifarò mai più’, ma poi ovviamente sono tornata e ritornata e non l’ho più trovato così tragico come la prima volta!

La cresta iniziale dal passo

La prima cima che si incontra è il Sass de l’Anel (mt. 2527). Si tratta della cima più elevata del giro, inconfondibile per la sua statuetta. La vista sulla Val di Sole e sulle Dolomiti di Brenta è meravigliosa.

Ho proseguito lungo la facile dorsale (da segnalare solo vari sali e scendi ed il cambio di numero di sentiero da 120 a 119) ed in poco meno di un’ora sono arrivata prima al Piz di Montes (mt. 2383) e, poi, al Cimon di Bolentina (mt. 2287), che si trova proprio ad angolo tra la Val di Sole e la Val di Rabbi. Anche dal Cimon il panorama è una favola: oltre la Val di Sole e le Dolomiti di Brenta proprio davanti, in lontananza si può vedere la Val di Non ed il Gruppo del Catinaccio.

Dal Cimon ho iniziato a scendere sempre sul 119 ed in poco tempo sono arrivata al Bivacco Marinelli.

Ho raggiunto poi verso le 14:15 la Malga Bolentina Alta

Da qui ho 2 versioni del finale:

1° (la peggiore…ahahah): fatta l’anno precedente, nel 2019. Decido, invece, di scendere per il sentiero ufficiale, di raggiungere la Malga Bolentina Bassa (avevo letto di una traccia esistente…) e, poi, giù dritta fino a Pracorno, seguendo un pò il mio senso dell’orientamento ed aiutandomi con l’altimetro del cellulare. Risultato: non sono mai riuscita a trovare la Malga Bolentina Bassa, ho vagabondato in linea d’aria sopra a Pracorno per un bel pò di tempo, cercando di riuscire a scendere di quota (ero sempre troppo alta!). Non vi dico la felicità quando ho intravisto delle case! Ecco, mai più.

2° (quella da persona con un pò di testolina…): ho proseguito sul 119, passando dal Mas de la Cros e da Piazza Marentaia. Una volta scesa quasi a Malè (al primo tornante della strada che da Malè porta a Bolentina per la precisione), ho preso la strada della birreria e, con molta calma, ho fatto ritorno a Pracorno. Decisamente molto più lunga, ma anche molto più rilassante!

Distanza totale percorsa: 22,93 km

Dislivello positivo: 1730 mt

Tempo movimento: 07:45:16

Commenti: giro fisicamente impegnativo, ma paesaggisticamente merita. A parte quel breve tratto di cresta, dal Passo al Sass de l’Anel, non presenta alcuna difficoltà tecnica. Percorrere quest’ampia dorsale è proprio un divertimento ed il panorama è uno spettacolo. Ovvio che l’ultimo pezzo, quello della strada della birreria per intenderci, è molto pesante. Si è stanchi e diventa infinito. Quel che posso suggerirvi, se avete la possibilità, è di farvi venire a recuperare a Bolentina 😉

Anello Laghi di Cornisello, Lago Vedretta, Passo di Scarpacò, Lago di Scarpacò

Escursione effettuata: 13 settembre 2020

Localizzazione: Val Nambrone, Adamello – Brenta

Ho parcheggiato l’auto presso il Rifugio Cornisello (mt. 2120) poco prima delle 6:30. Mi sono incamminata verso i laghi di Cornisello (mt. 2112) e li ho costeggiati entrambi sulla sinistra orografica (sentiero nr. 239A – 239).

Partenza all’alba dai Laghi di Cornisello

Al bivio col sentiero 216 per il Rifugio Segantini, ho tenuto la destra proseguendo sul 239.

Il sentiero è abbastanza ripido (più si sale, più si vede bene il Lago Nero) e nel giro di un paio d’orette si arriva al meraviglioso Lago Vedretta (mt. 2612) coi suoi colori da lasciare senza parole. Inutile che stia qui a dire quante foto sono riuscita a fare…

Si costeggia il lago sulla sponda meridionale e si inizia a salire non più su sentiero, ma seguendo tracce ed ometti, in direzione nord-ovest. Arrivati alle pendici della Cima Scarpacò, al Passo delle Marmotte (mt. 2878), si tiene la destra (guardando la cima) e si comincia a scendere lungo un pendio roccioso. Sulla cartina non è segnato alcun sentiero, si tratta di un percorso libero. Ho intravisto qualche ometto subito, ma poi più niente. Non è un percorso pericoloso, però si cammina pur sempre su roccia e l’attenzione deve essere sempre alta. Sono riuscita ad arrivare al laghetto di Bon verso le 10:45.

Aneddoto: mi è rimasta impressa una cosa che ho detto a Bruno quel giorno scendendo da lì ed ogni volta che ci penso mi metto a ridere. Gli ho detto: ‘Dai Bruno che quando troviamo un sasso per sederci facciamo merenda’…ahahahah

Anche qui mi sono fermata un bel pò, perchè il laghetto a settembre era circondato di eriofori (fiore che adoro ed ho deciso di tatuarmi sul braccio…) e mi sono sbizzarrita…

Bacio tra gli eriofori al Laghetto di Bon

Ho ripreso il mio cammino verso il Lago di Scarpacò (mt. 2472) intorno alle 13:15 e sono arrivata 10 minuti più tardi. L’ultimo pezzetto in discesa che costeggia il ruscello necessita di qualche attenzione in più, ma comunque fattibilissimo.

Siccome, originariamente, la mia meta era Cima Scarpacò (ho rinunciato per motivi di tempo: avevo in mente di fare l’anello e se fossi salita sulla cima ne avrei impiegato troppo), ho deciso di rimanere a nord del lago e salire verso il Passo di Scarpacò (mt. 2617). In questo caso, ci sarebbe un sentiero ufficiale, il 216, che passa alla sinistra orografica del lago di Scarpacò, ma all’andata mi sono mezza arrampicata sui sassi (tenendomi il lago prima sulla destra e poi dietro) perchè ricongiungermi col sentiero sarebbe stata un’inutile perdita di tempo.

La vista dal passo è molto bella. Da un lato il lago di Scarpacò, dall’altro la mia adorata Val di Bon…

Ho ripreso il mio cammino alle 12:15 e, stavolta sul sentiero 216, sono scesa nuovamente al lago di Scarpacò (attenzione un pò su questo sentiero per via dei sassi…) e poi ai Laghi di Cornisello, dove sono arrivata verso le 13:45.

Il ritorno al Rifugio Cornisello l’ho fatto però proseguendo dritto col 216 e poi col 238 (per poter fare foto da un’altra prospettiva.

Distanza totale percorsa: 11,57

Dislivello positivo: 975 mt

Tempo movimento: 05:04:03

Commenti: paesaggisticamente bellissimo giro! Non particolarmente impegnativo, nè dal punto di vista tecnico, nè a livello fisico. Solo una cosa: se amate la pace, come me, evitate la domenica o partite molto presto.

Ghiacciaio del Careser e le 4 cime

Escursione effettuata: 5 settembre 2020

Localizzazione: Gruppo Ortles Cevedale, tra la Val di Rabbi e la Val di Peio

Premessa: questa è una di quelle escursioni in cui ho esagerato. E’ fisicamente molto molto pesante, sia per la lunghezza, sia per i vari sali e scendi. La rifarei domani perchè è splendida, ma non posso dire che sia per tutti.

Seconda premessa: sono partita dalla Val di Peio e questo ha allungato di molto il percorso. Partendo dalla Val di Rabbi sicuramente risulterebbe meno pesante, ma, purtroppo, io d’estate evito la salita verso il Rifugio Dorigoni per la troppa gente. Mi rovinerebbe la giornata.

Quindi, ho parcheggiato l’auto nel parcheggio nei pressi della Centrale elettrica di Malga Mare alle 6:15 ed ho iniziato ad incamminarmi per il sentiero nr. 123 che porta al lago del Careser, dove sono arrivata circa un’ora e mezza più tardi. Ho proseguito sul 123 e, al bivio col sentiero per il lago Nero, poco dopo, ho imboccato il nr. 104A, costeggiando il lago del Careser alla sua destra orografica.

Superato il lago ho proseguito dritto su un percorso sassoso. Ho lasciato, ad un certo punto, al bivio, il sentiero 104 che conduce alla Bocchetta di Lago Lungo e alle Pozze e mi sono diretta su un pendio che mi ha portato alle pendici del Ghiacciaio del Careser (dopo circa 3 h e 15 minuti dalla partenza).

Trovo, personalmente, che trovarsi su un ghiacciaio sia sempre una bella emozione, ma devo ammettere che ormai di questo povero Careser è rimasto gran poco purtroppo. Persone della Val di Rabbi mi avevano detto che anni fa era tutta un’altra cosa. Io stessa mi sono accorta di una sua riduzione già rispetto al 2019…che peccato! In ogni caso attraversarlo richiede abbastanza attenzione.

Una volta arrivata dalla parte della Val di Rabbi, alla Bocca di Saènt Sud (mt. 3121), la mia idea era ritentare di salire su una cima che l’anno precedente non ero riuscita a raggiungere causa mal tempo: la Rossa di Saènt (mt. 3347). Guardando quindi il ghiacciaio, mi sono diretta verso destra, passando prima dalla Cima Mezzena (mt. 3172).

Fino a qui tutto tranquillo. Non esiste, ovviamente, un vero sentiero, ma ci sono i soliti omini sparsi qua e là. Allora, diciamo che bene o male è fattibile, c’è un solo pezzetto con un piccolo salto che a me coi cani ha un pò creato ansia, anche perchè ho dovuto prenderli e portarli dall’altro lato io, in tutto ciò col vuoto sotto…

Verso la Cima Rossa di Saènt

Però ragazzi…ne è valsa la pena eccome! La vista da questa Cima è strepitosa: Val Martello, Val di Rabbi, Val di Peio, il Monte Cevedale, la Cima Sternai…per me è stata una gran bella soddisfazione!

Mi sarebbe piaciuto scendere dall’altro lato, dalla parte di Punta Martello, perchè avevo letto che era un percorso alternativo, ma in quel momento non me la sono sentita. Sono ritornata, quindi, sui miei passi fino alla Bocca, ma non ero ancora completamente soddisfatta. Così, invece di attraversare di nuovo il ghiacciaio, ho proseguito lungo la cresta, passando da Cima Careser ( mt. 3185) fino ad arrivare a Cima Campisol (mt. 3158) verso le 13.

Alle 14:20 ho fatto ritorno alla Bocca di Saènt Sud e poi ho iniziato la mia discesa, fermandomi a fare delle foto in una specie di laghetto proprio sotto al ghiacciaio dalla parte della Val di Peio.

Chi l’ha detto che non ci sono le spiagge a 3000 mt.???

Sono arrivata alla macchina alle 17:30.

Distanza totale percorsa: 23,70 km

Dislivello positivo: 1769 mt

Tempo movimento: 08:25:56

Commenti: è un giro spettacolare, con dei panorami da mozzare il fiato. Non richiede capacità tecniche/alpinistiche, nè attrezzatura (eventualmente, solo i ramponcini sul ghiacciaio, in certi tratti, per sentirsi più sicuri), però ti distrugge. Scendendo, soprattutto nel pezzo dal Lago del Careser alla Malga Mare, a tratti non ce la facevo più. Ero esausta e pareva non finire mai…

Bivacco Jack Canali

Escursione effettuata: 26 luglio e 04-05 agosto 2020

Localizzazione: Val di Bon, proseguimento della Valpiana (Ossana), Adamello – Presanella

Premetto subito: sono particolarmente ‘affezionata’ a questa escursione. Ho lasciato un pezzetto del mio cuore al Bivacco Jack Canali ed ora vi spiego perchè.

Il giorno 26 luglio decido di effettuare un’escursione partendo dalla Valpiana (sopra Ossana, Val di Sole), proseguendo per la Val di Bon ed il Lago Venezia. Avevo deciso di andare lì per una frase che avevo letto: ‘L’escursionista non chieda alla Val di Bon quello che la Val di Bon, fortunatamente, non può offrire. Nessuna strada e nessun impianto di risalita, ma nemmeno accessi agevoli e sentieri comodi. Incontrare anima viva lungo il percorso non è affatto scontato…’ era il MIO POSTO IDEALE!!!

Ho lasciato la macchina poco dopo il Capitello di Sant’Antonio in Valpiana (mt. 1200) e mi sono incamminata sulla strada che per un tratto coincide col sentiero nr. 216. Poi, ad un certo punto si deve tenere la sinistra, dove diventa ufficialmente sentiero, e ci si addentra nel bosco fino a quando non si arriva alla Piana di Bon (in poco più di un’ora), dove si trova il bivio per l’ex Baito Caldura. Dalla Piana in 20 minuti su un ripido pendio si raggiunge lo Stalon di Bon (comodo ed accogliente bivacco, mt.1850). Poco dopo aver percorso un breve tratto in salita si raggiunge la Val di Bon ed il sentiero si fa più pianeggiante. Camminando tra bassi cespugli di ontano, ginepro e rododendro, si raggiunge il Lago Venezia (mt. 2046). A seconda del periodo e delle piogge, ci si può trovare davanti effettivamente ad un lago, o, talvolta, ad una conca verde!

L’idea originaria era, una volta arrivata al lago, di proseguire sul sentiero nr. 216 ed andare verso il Passo Scarpacò. Per fortuna (dico ora), guardando verso il passo, ho notato sulla ripida parete una striscia di neve/ghiaccio che mi ha dissuaso dal procedere in quella direzione. Essendo presto, ho deciso di proseguire dritto verso il Bivacco Jack Canali sul sentiero nr. 216A. Diciamo che non si tratta esattamente di un sentiero…sono massi su cui bisogna spesso saltare prestando molta attenzione. I segni colorati su questi massi talvolta sono poco chiari, ma comunque non ci si può perdere perchè si deve andare sempre dritti. Alla fine di questo erto pendio di massi, si deve tenere la destra (c’è un cartello…lo dico con un pò di meraviglia, perchè lassù sembra proprio di essere ai confini della realtà…).

La segnaletica una volta arrivati in cima
Il sentiero sui massi

Sempre saltellando sui massi, alla fine, in lontananza si scorge il bivacco (dopo 3h – 3h e 1/2 di cammino). Ed io, giuro, me ne sono innamorata a prima vista!

Il bivacco (mt. 2480), del tipo a semibotte in lamiera color rosso, è dominato a SO dalla parete NE di Cima Scarpacò e si trova in uno splendido anfiteatro roccioso. E’ dedicato alla memoria della guida alpina Jack Canali, ucciso da una valanga vicino a Sestriere. Da lì in poi non ci sono più sentieri. Le traversate al Rifugio Denza e al Rifugio Segantini si svolgono su terreno libero e richiedono sicuramente una certa esperienza alpinistica.

Ho fatto qualche foto coi ragazzi e poi con calma (visto il percorso) sono tornata sui miei passi.

Nei giorni successivi ho pensato molto a quel bivacco e, alla fine, ho deciso di trascorrervi la notte del 4 agosto per poter vedere l’alba il giorno del mio compleanno (5). E’ stata una delle esperienze più belle della mia vita.

Il 4 era un martedì. Mi sono svegliata la mattina che stava nevicando poco sopra i 2000 mt. Ho pensato di dover abbandonare l’idea. Ho quindi preparato 2 zaini: uno per una semplice giornata di trekking, un altro con tutto il necessario per fermarmi la notte. Ho parcheggiato la macchina in Valpiana e, per ingannare il tempo (era mattina), mi sono diretta verso il Lago di Barco. Quanta acqua che veniva giù! Alle 13 ho fatto ritorno alla macchina e lì dovevo prendere una decisione. Poco prima avevo chiesto ad un gestore di una malga se secondo lui la neve era arrivata fino al bivacco. Lui mi aveva risposto che a suo parere era poco più su. Stava ancora piovendo, ma le previsioni per il giorno dopo davano sole pieno.

La Valpiana con le cime innevate nella notte

E niente. Ho cambiato zaino e coi ragazzi, sotto la pioggia, ci siamo avviati lungo il sentiero per il bivacco. Siamo arrivati su verso le 16 fradici…

Ho sistemato le cose in qualche modo e poi mi sono insultata per ore per aver portato via solo un paio di calze…si moriva dal freddo! Mi sono messa sotto 10 coperte immobile, con il Nano e Bruno che dormivano sotto di me. Eppure, nonostante questa situazione di disagio, guardavo fuori dalla finestra del bivacco e mi sentivo al settimo cielo.

Ad un certo punto si avvicinava l’ora di cena e mi sono decisa ad uscire (con una coperta sulle spalle ed i piedi dentro a dei sacchetti di plastica perchè avevo gli scarponi bagnatissimi e solo un paio di calze…). Mi è spuntato un sorriso enorme: il cielo si stava aprendo e c’era un tramonto spettacolare!

Sono rientrata contentissima, ho dato da mangiare ai ragazzi e ho divorato la mia simmenthal con i fagiolini (ovviamente cena sconsigliata da qualsiasi nutrizionista in questi casi…). Poi, non avendo tanto da fare, sono andata a dormire (alle 20…però lì ci sta tutta!), sperando di non dover andare al bagno di notte. Apro una parentesi: in nessun momento ho avuto paura, nè quella notte, nè in generale durante le mie escursioni. C’è da dire però che sono una donna sola con due cani e che mi trovavo in un bivacco a quasi 2500 mt circondato dal nulla (forse proprio per quello che non avevo paura!). L’idea di uscire in piena notte al buio, lo ammetto, un pò di timore me lo incuteva…

Sotto il peso di quelle 10 coperte, dopo un bel pò, alla fine sono riuscita ad addormentarmi. Che dire… a mezzanotte ho aperto gli occhi perchè dovevo andare al bagno!!! Ho iniziato a pensare che se non ci fossi andata non sarei più riuscita a dormire e, alla fine, mi sono fatta coraggio e, coi ragazzi a fianco, ho lentamente aperto la porta. E giuro avevo di fronte lo spettacolo più bello della mia vita! Il cielo più stellato che abbia mai visto. La luna splendente che illuminava a giorno le pareti di quelle meravigliose montagne che mi circondavano. Un silenzio irreale. Trattenevo il respiro, rapita da così tanta bellezza. Non sarei più rientrata. Penso ricorderò quel momento per sempre.

Sono tornata dentro al bivacco ed ero la persona più tranquilla al mondo. Ho dormito. Dire bene magari è un pò eccessivo (il peso di tutte quelle coperte mi impediva di muovermi), però ho dormito fino a quando è suonata la sveglia poco prima dell’alba. Mi sono preparata una tazza di caffè solubile, una pagnotta con una candelina sopra e mi sono augurata buon compleanno, spegnendo la candelina. Sono poi uscita ad ammirare quella meravigliosa alba che porterò per sempre nel cuore.

Lentamente ho poi raccolto le nostre cose, infilato gli scarponi ancora fradici, e mi sono avviata verso la parete di massi, girandomi ripetutamente a guardare il bivacco col sorriso stampato sulle labbra, giurando che sarei sicuramente tornata. E così sarà.

La mattina del mio compleanno mentre stavo per scendere

Distanza totale percorsa: 15,67 km

Dislivello positivo: 1310 mt

Tempo movimento: 06:39:12

Commenti: quello che penso di quest’escursione credo si sia chiaramente capito. Devo essere sincera: è veramente una valle fuori dal mondo ed il pezzo che va al bivacco non è tra i più semplici. Io ho vissuto una magnifica esperienza e, probabilmente, questo mi fa vedere il resto in una prospettiva diversa.

Informazione tecnica: c’è acqua vicino al bivacco (fondamentale).