
Guardo il Lago di Santa Giustina e per un attimo faccio fatica a riconoscerlo.
L’acqua è scesa così tanto che la riva sembra essersi allontanata di centinaia di metri. Davanti a me c’è una distesa di sassi chiari, sabbia compatta e piccole crepe nel terreno.
Cloe è seduta per terra e gioca con della ghiaia, mentre Bruno gira attorno perlustrando la zona. Da quassù sembrano due puntini in un paesaggio lunare.
Ed è proprio quella sensazione — di trovarmi per un momento su un altro pianeta — che mi riporta al 19 settembre 2020, a un’escursione nel gruppo dell’Adamello.
Una di quelle giornate in cui la montagna smette quasi di sembrare la Terra.
Escursione alla Vedretta del Mandrone: dati tecnici
Escursione effettuata: 19 settembre 2020
Localizzazione: Gruppo dell’Adamello – Val di Genova
Punto di partenza: Malga Bedole, 1.558 m
Punto più alto raggiunto: zona della Vedretta del Mandrone
Distanza: 15,29 km
Dislivello positivo: 1.101 m
Tempo in movimento: 5:43:43
Itinerario: Malga Bedole → Rifugio Adamello Collini “Al Bedole” → sentiero 212 → Rifugio Mandrone – Città di Trento → sentiero 236 → Vedretta del Mandrone → Lago Mandrone → rientro per lo stesso itinerario
Da Malga Bedole al Rifugio Mandrone
La macchina è parcheggiata a Malga Bedole, in Val di Genova, a 1.558 metri.
Sono le 6:55 quando parto. L’aria è fresca e la valle è ancora in ombra.
In circa quindici minuti, seguendo la strada sterrata, raggiungo il Rifugio Adamello Collini “Al Bedole”, a 1.641 metri, dove arrivo alle 7:10.

Da qui inizia il sentiero 212, che risale con decisione il versante della valle con una lunga successione di tornanti e guadagna quota velocemente.
Il paesaggio cambia poco alla volta: il bosco si dirada e davanti agli occhi la valle si apre sempre di più.
Avvicinandosi al Rifugio Mandrone, il sentiero passa poco sotto la Cappella della Madonna dell’Assunta e il Centro Studi Glaciologico Julius Payer, dedicato allo studio dei ghiacciai dell’Adamello.
In alcuni punti il percorso è attrezzato con corde fisse, ma non presenta particolari difficoltà.


Alle 8:50 raggiungo il Rifugio Mandrone – Città di Trento, a 2.449 metri.

Dal Rifugio Mandrone verso la Vedretta
Dal rifugio proseguo sul sentiero 236, in direzione della Vedretta del Mandrone.
Il paesaggio cambia ancora.
Il percorso attraversa ampie placche di roccia levigata e pietraie, mentre il tracciato viene indicato dagli ometti tra radi ciuffi di vegetazione.
Più avanzo, più l’ambiente diventa spoglio.
Roccia, acqua e montagne prendono progressivamente il posto del verde e lungo il percorso compaiono piccoli specchi d’acqua incastonati tra le rocce.
Poi, improvvisamente, davanti a me si apre la grande conca glaciale.




Alla base della Vedretta del Mandrone
Alle 10:10 arrivo alla base della Vedretta.
Il terreno è completamente diverso da quello attraversato fino a poco prima: compaiono morene, ghiaie chiarissime e piccoli laghetti alimentati dall’acqua di fusione.
Davanti a me la conca si distende tra le montagne.
Tutto intorno si innalzano alcune delle cime più imponenti della zona, tra cui il Monte Mandrone, Punta di Castellaccio e il Corno di Bedole.
È un ambiente quasi irreale.
Tra i canali d’acqua che attraversano le morene, una passerella metallica permette di raggiungere l’altra parte della conca.
Ed è probabilmente questo il ricordo più forte che ho conservato di quella giornata: il colore chiarissimo delle rocce, l’acqua, il ghiaccio e quelle montagne intorno che sembrano appartenere a un paesaggio completamente diverso da quello lasciato poche ore prima in Val di Genova.






Nano e Bruno nella conca glaciale
Nano e Bruno non stanno fermi un secondo.
Vanno avanti e indietro tra le rocce e le piccole pozze, si rincorrono, esplorano tutto.
Io li filmo mentre si scatenano come due pazzi.
A un certo punto mi viene da ridere e penso: se qualcuno mi chiede dove porto a far correre i miei cani… posso sempre rispondere che li porto sul ghiacciaio.
È una delle immagini che ricordo meglio di tutta l’escursione.


Il ritorno e il Lago Mandrone
A malincuore decido di rientrare. È ormai tarda mattinata e immagino che, scendendo dal Rifugio Mandrone verso la Val di Genova, incontrerò molta gente che sta salendo.
Riprendo quindi il sentiero 236 in direzione del rifugio.

Poco prima di raggiungerlo faccio una breve deviazione verso il Lago Mandrone, a 2.403 metri, incastonato tra rocce levigate e piccoli depositi morenici.

Dopo una breve sosta torno sui miei passi, raggiungo il Rifugio Mandrone e continuo la discesa lungo il sentiero 212.
Ed è qui che comincia il caos.
A metà giornata le persone che salgono sono davvero tante e, con Nano e Bruno al guinzaglio, nei punti più stretti del sentiero faccio non poca fatica a gestirli.
Continuo quindi la discesa verso la Val di Genova e arrivo alla macchina alle 13:30.
A chi consiglio questa escursione
È un’escursione che consiglio a chi ha un buon allenamento e una certa esperienza in montagna.
Fino al Rifugio Mandrone il percorso è impegnativo soprattutto per il dislivello, ma il sentiero è evidente e molto frequentato. Oltre il rifugio cambia invece completamente l’ambiente: si entra in una zona più selvaggia e solitaria, tra rocce, morene e laghetti glaciali, fino ad arrivare ai piedi della Vedretta.
Con i cani non ho avuto difficoltà particolari lungo il percorso; la parte più scomoda è stata la discesa dal Rifugio Mandrone, quando il sentiero era ormai pieno di persone e gestire Nano e Bruno al guinzaglio nei passaggi più stretti diventava complicato.