Premetto subito: sono particolarmente affezionata a questa escursione. Ho lasciato un pezzetto del mio cuore al Bivacco Jack Canali, a 2.480 metri, in Val di Bon, sopra Valpiana e Ossana. E adesso vi spiego perché.
La prima volta ci sono salita il 26 luglio 2020, partendo dalla Valpiana e passando per la Val di Bon e il Lago Venezia. Ero arrivata fin lassù quasi per caso, dopo aver rinunciato all’idea iniziale di proseguire verso il Passo Scarpacò.
Mi sono innamorata di quel piccolo bivacco rosso a prima vista. Tanto che, pochi giorni dopo, ho deciso di tornarci e di trascorrervi la notte tra il 4 e il 5 agosto, per svegliarmi lassù il giorno del mio compleanno.
È stata una delle esperienze più belle della mia vita.
Scheda tecnica dell’escursione al Bivacco Jack Canali
Date delle escursioni: 26 luglio e 4-5 agosto 2020
Gruppo montuoso: Adamello-Presanella
Partenza: Valpiana, sopra Ossana (Val di Sole), circa 1.200 m
Quota Bivacco Jack Canali: 2.480 m
Distanza totale: 15,67 km
Dislivello positivo: 1.310 m
Tempo in movimento: 6 h 39 min
Sentieri: n. 216 e n. 216A
Difficoltà: escursione impegnativa, soprattutto nel tratto finale su macereti, massi e roccette, dove la traccia e la segnaletica sono meno evidenti
Punti principali: Valpiana – Piana di Bon – Stalon di Bon – Val di Bon – Lago Venezia – Bivacco Jack Canali
Itinerario: andata e ritorno sullo stesso percorso
Acqua: presente nei pressi del bivacco
Da Valpiana alla Val di Bon e al Lago Venezia
Il 26 luglio 2020 sono partita dalla Valpiana, sopra Ossana, in Val di Sole, con l’idea di proseguire attraverso la Val di Bon fino al Lago Venezia. Avevo scelto quella zona dopo aver letto, nel volume Per sentieri e luoghi del CAI, una frase che mi aveva conquistata:
“L’escursionista non chieda alla Val di Bon quello che la Val di Bon, fortunatamente, non può offrire.”
Il senso era chiaro: niente strade, niente impianti di risalita, accessi poco agevoli, sentieri tutt’altro che comodi e la possibilità concreta di non incontrare anima viva.
Insomma, era il mio posto ideale.
Ho lasciato la macchina poco dopo il Capitello di Sant’Antonio, a circa 1.200 metri, e mi sono incamminata lungo la strada che, per un tratto, coincide con il sentiero n. 216. A un certo punto ho tenuto la sinistra, entrando nel bosco, e dopo poco più di un’ora ho raggiunto la Piana di Bon, dove si trova anche il bivio per l’ex Baito Caldura.
Dalla Piana, con circa venti minuti di salita su un pendio piuttosto ripido, sono arrivata allo Stalon di Bon, a 1.850 metri, un bivacco semplice ma accogliente. Poco oltre, il percorso entra nella vera e propria Val di Bon e diventa più pianeggiante.
Tra bassi cespugli di ontano, ginepro e rododendro ho infine raggiunto il Lago Venezia, a 2.046 metri. A seconda del periodo e delle precipitazioni, però, il suo aspetto può cambiare parecchio: ci si può trovare davanti a un vero lago oppure, talvolta, quasi a una conca verde.




Dal Lago Venezia al Bivacco Jack Canali
L’idea originaria era, una volta arrivata al Lago Venezia, di proseguire sul sentiero n. 216 verso il Passo Scarpacò. Per fortuna, guardando verso il passo, ho notato sulla ripida parete una striscia di neve e ghiaccio che mi ha fatto rinunciare a quella direzione.
Essendo ancora presto, ho deciso allora di proseguire verso il Bivacco Jack Canali, imboccando il sentiero n. 216A.
Da qui, però, non si tratta più di un sentiero nel senso classico del termine: si procede su un erto pendio di massi, dove bisogna spesso saltare da una pietra all’altra prestando attenzione. I segni colorati sulle rocce a volte non sono chiarissimi, ma la direzione resta comunque abbastanza intuitiva.
Alla fine del pendio bisogna tenere la destra. C’è anche un cartello, cosa che lassù sorprende quasi, perché si ha davvero la sensazione di essere ai confini della realtà.


Continuando a saltellare tra i massi, dopo circa 3 ore – 3 ore e mezza di cammino, finalmente ho scorto in lontananza il bivacco. E io, giuro, me ne sono innamorata a prima vista.

Il Bivacco Jack Canali
Da lì in poi non ci sono più sentieri veri e propri. Le traversate verso il Rifugio Denza e il Rifugio Segantini si svolgono su terreno libero e richiedono esperienza alpinistica.
Il Bivacco Jack Canali, a 2.480 metri, è una struttura a semibotte in lamiera rossa, dominata a sud-ovest dalla parete nord-est di Cima Scarpacò e inserita in uno splendido anfiteatro roccioso.
È dedicato alla memoria della guida alpina Jack Canali, ucciso da una valanga nei pressi di Sestriere.
Ho fatto qualche foto con i ragazzi e poi, con calma — visto il percorso — sono tornata sui miei passi.


Tornare al Bivacco Jack Canali per passarci la notte
Nei giorni successivi ho pensato molto a quel bivacco e, alla fine, ho deciso di tornarci e trascorrervi la notte tra il 4 e il 5 agosto, per poter vedere l’alba lassù il giorno del mio compleanno.
È stata una delle esperienze più belle della mia vita.
Il 4 agosto era un martedì. Mi sono svegliata la mattina e stava nevicando già poco sopra i 2.000 metri. Ho pensato di dover abbandonare l’idea.
Ho quindi preparato due zaini: uno per una semplice giornata di trekking, l’altro con tutto il necessario per fermarmi la notte. Ho parcheggiato la macchina in Valpiana e, per ingannare il tempo — era ancora mattina — mi sono diretta verso il Lago di Barco. Pioveva tantissimo.
Alle 13 ho fatto ritorno alla macchina e lì dovevo prendere una decisione. Poco prima avevo chiesto al gestore di una malga se, secondo lui, la neve fosse arrivata fino al bivacco. Mi aveva risposto che probabilmente era rimasta poco più in alto. Stava ancora piovendo, ma per il giorno dopo le previsioni davano sole pieno.

E niente. Ho cambiato zaino e, con Nano e Bruno, sotto la pioggia, ci siamo avviati lungo il sentiero verso il bivacco. Siamo arrivati verso le 16, fradici.
Ho sistemato le cose in qualche modo e poi mi sono insultata per ore per aver portato soltanto un paio di calze: si moriva dal freddo. Mi sono infilata sotto una decina di coperte, praticamente immobile, con Nano e Bruno che dormivano sotto di me.
Eppure, nonostante il disagio, guardavo fuori dalla finestra del bivacco e mi sentivo al settimo cielo.



La notte al Bivacco Jack Canali
A un certo punto si avvicinava l’ora di cena e mi sono decisa a uscire. Avevo una coperta sulle spalle e i piedi infilati dentro a dei sacchetti di plastica, perché gli scarponi erano completamente bagnati e avevo con me un solo paio di calze.
Appena fuori mi è spuntato un sorriso enorme: il cielo si stava aprendo e davanti al bivacco c’era un tramonto spettacolare.

Sono rientrata contentissima, ho dato da mangiare a Nano e Bruno e ho divorato la mia Simmenthal con i fagiolini — cena probabilmente sconsigliata da qualsiasi nutrizionista in una situazione del genere.
Non avendo molto altro da fare, sono andata a dormire verso le 20. Lì, però, ci stava tutta.
Speravo solo di non dover uscire di notte per andare in bagno. In nessun momento avevo avuto paura, né quella sera né, in generale, durante le mie escursioni. Però ero sola con due cani, in un bivacco a quasi 2.500 metri, circondata dal nulla. L’idea di aprire la porta in piena notte e uscire al buio, lo ammetto, un po’ di timore me lo incuteva.
Sotto il peso di quelle dieci coperte, dopo un po’, alla fine sono riuscita ad addormentarmi.
A mezzanotte, però, ho aperto gli occhi perché dovevo andare in bagno. Ho iniziato a pensare che, se non fossi uscita, non sarei più riuscita a dormire e così, alla fine, mi sono fatta coraggio. Con Nano e Bruno accanto, ho aperto lentamente la porta.
E davanti a me c’era lo spettacolo più bello della mia vita: il cielo più stellato che avessi mai visto, la luna che illuminava quasi a giorno le pareti delle montagne intorno e un silenzio irreale.
Trattenevo il respiro, rapita da così tanta bellezza. Non sarei più rientrata.
Penso che ricorderò quel momento per sempre.
Sono tornata dentro al bivacco ed ero la persona più tranquilla al mondo. A quel punto ho dormito. Dire bene forse è un po’ eccessivo — il peso di tutte quelle coperte mi impediva praticamente di muovermi — ma ho dormito fino a quando è suonata la sveglia, poco prima dell’alba.
Mi sono preparata una tazza di caffè solubile, una pagnotta con una candelina sopra e mi sono augurata buon compleanno, spegnendo la candelina.
Poi sono uscita ad ammirare quell’alba meravigliosa che porterò per sempre nel cuore.





Lentamente ho raccolto le nostre cose, ho infilato gli scarponi ancora fradici e mi sono avviata verso il pendio di massi per iniziare la discesa.
Continuavo a girarmi a guardare il bivacco, con il sorriso stampato sulle labbra, promettendomi che sarei sicuramente tornata.
E così sarà.

A chi consiglio l’escursione al Bivacco Jack Canali
Quello che penso di questa escursione credo si sia capito. La Val di Bon è davvero una valle fuori dal mondo e il tratto che sale al Bivacco Jack Canali non è tra i più semplici: il percorso sui massi richiede attenzione e una buona abitudine a muoversi in montagna.
Io, però, lì ho vissuto una delle esperienze più belle della mia vita e probabilmente questo mi fa vedere tutto il resto da una prospettiva diversa.
Aggiornamento – 23 agosto 2024

Quattro anni dopo, il 23 agosto 2024, sono tornata al Bivacco Jack Canali.
Avevo anche un piccolo conto in sospeso con quel posto. Nel 2020 avevo lasciato il portafoglio in macchina e, una volta arrivata al bivacco, avevo scoperto la cassetta dove lasciare un contributo per la sua manutenzione. Non avevo con me neppure un euro e, per quanto possa sembrare una sciocchezza, questa cosa mi era rimasta addosso per anni. Così sono tornata anche per lasciare finalmente il mio contributo.
Rispetto al 2020, però, ho trovato una differenza importante già alla partenza. Non era più possibile percorrere tutta la strada della Valpiana in auto e parcheggiare nei pressi dell’inizio del sentiero: ho dovuto lasciare la macchina all’inizio della strada, nel parcheggio a pagamento, e percorrere a piedi anche tutto il tratto asfaltato. Questo ha inevitabilmente allungato l’escursione.
Sono partita alle 6:40 e ho raggiunto il Bivacco Jack Canali alle 10:15, dopo circa 3 ore e 35 minuti. Sono rimasta lassù fino alle 11. Con il nuovo punto di partenza, la distanza complessiva della giornata è stata di circa 18 km.
Rifare lo stesso percorso a distanza di quattro anni mi ha permesso anche di confermare l’impressione che ne avevo avuto nel 2020: non è un’escursione per tutti. Il lungo tratto sui massi richiede attenzione, un po’ di abitudine a muoversi su questo tipo di terreno e anche un buon occhio per individuare i segni che indicano il percorso.

Più in alto, poco prima che il terreno torni a spianare verso il bivacco, l’ultimo tratto di salita è invece su ghiaino e terreno instabile e può risultare piuttosto scivoloso.

Eppure, quattro anni dopo, una cosa non era cambiata: il Bivacco Jack Canali e la Val di Bon erano ancora meravigliosi come li ricordavo.

Brava bella escursione.. e scrivi molto bene….
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Grazie mille!
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I cani non hanno toccato un solo centimetro di materasso. Non c’era un solo loro pelo in tutto il bivacco. Mi preoccuperei più per la sporcizia di certe persone. Saluti a lei.
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Comunque quando si commenta solo le iniziali anche no…
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