La Vedetta Alta (Hochwart), 2.627 metri, è una delle cime della Catena delle Maddalene, sul confine tra la Val di Non e la Val d’Ultimo. Per me, però, non era semplicemente una cima da raggiungere: era una cima rimasta in sospeso da qualche anno.
Durante un’escursione precedente avevo già salito Cornicolo, Cornicoletto e Cima Belmonte, con l’intenzione di proseguire fino alla Vedetta Alta. Arrivando dalla Cima Belmonte avevo superato anche alcuni brevi tratti attrezzati, ma poco dopo mi ero trovata davanti a un passaggio esposto, con la roccia sulla sinistra e il vuoto dall’altro lato. Ero con i cani e, per loro, proseguire non era possibile. Avevo dovuto fermarmi lì.
Il 5 agosto 2026, giorno del mio cinquantesimo compleanno, ho deciso di riprovarci scegliendo questa volta un itinerario completamente diverso: da Proves, passando per Malga Kessel e Kessel Alta e salendo poi lungo il sentiero n. 11 fino alla Vedetta Alta.
Quella cima, insomma, non l’avevo scelta per caso.
Scheda tecnica dell’escursione alla Vedetta Alta
- Cima: Vedetta Alta (Hochwart), 2.627 m
- Gruppo montuoso: Catena delle Maddalene
- Partenza: parcheggio lungo la strada per la Stierberg Alm, poco prima di Proves
- Quota di partenza: circa 1.400 m
- Lunghezza: circa 15 km
- Dislivello positivo: oltre 1200 m
- Tempo totale: 6 ore, soste comprese
- Orario: 9:00 – 15:00
- Difficoltà: EE – percorso escursionistico per gran parte dell’itinerario, con tratto finale per escursionisti esperti
- Segnavia: sentiero naturalistico e, dalla Kessel Alta, sentiero n. 11
- Punti principali: Malga Kessel – Kessel Alta – vallone sotto la Vedetta Alta – sella – Vedetta Alta
- Itinerario: andata e ritorno sullo stesso percorso
Dal parcheggio al sentiero naturalistico
Provenendo dall’Alta Val di Non lungo la strada in direzione di Passo Castrin, si svolta a sinistra seguendo le indicazioni per Proves, senza però raggiungere il paese. Alla seconda strada sulla destra si svolta nuovamente e, dopo tre o quattro tornanti, si arriva a una piazzola dove è possibile lasciare l’auto. Da qui parte anche il percorso in direzione della Stierberg Alm.
Parto alle 9:00. Dalla piazzola proseguo verso destra e salgo ancora per un breve tratto sulla strada asfaltata, fino agli ultimi masi. Dove termina l’asfalto, la strada sterrata continua verso la Stierberg Alm, mentre sulla destra si trova l’imbocco, ben segnalato, del sentiero naturalistico. Lo stesso percorso può essere imboccato anche un paio di tornanti più in basso: i due accessi si ricongiungono poco dopo.
Il sentiero comincia con un breve tratto in salita, ma poco dopo cambia direzione e inizia a scendere in maniera piuttosto decisa. Può venire il dubbio di aver sbagliato strada, proprio perché si perde parecchia quota, ma è tutto corretto. Terminata la discesa, il percorso diventa quasi pianeggiante e prosegue all’interno del bosco.
Per circa tre quarti del tragitto si cammina completamente o quasi all’ombra. Lungo il percorso si incontrano diversi pannelli informativi dedicati alla fauna e all’ambiente della zona, caratteristici del sentiero naturalistico.
Verso la parte finale il bosco comincia ad aprirsi. Si incontra prima un percorso Kneipp e, poco più avanti, un vecchio mulino. È un tratto che può essere interessante anche come semplice passeggiata per chi non vuole affrontare la salita verso le cime.
Superato il rio, sulla destra parte il breve sentiero che conduce alla Malga Kessel (Untere Kesselalm). Io mantengo invece la sinistra, collegandomi direttamente alla strada sterrata che sale verso la Kessel Alta (Obere Kesselalm), che raggiungo alle 10:15, dopo circa un’ora e un quarto dalla partenza.
Da Kessel Alta alla Vedetta Alta
Alla Kessel Alta i sentieri si dividono. Sulla sinistra parte il sentiero n. 133 Bonacossa, che prosegue in direzione della Stierberg Alm aggirando il Monte Ometto; per raggiungere la Vedetta Alta, invece, imbocco il sentiero n. 11.

Da qui la salita si fa subito più decisa. Il sentiero guadagna quota con una pendenza abbastanza sostenuta, ma in questa prima parte rimane un normale percorso escursionistico e non presenta particolari difficoltà tecniche.
Dopo aver salito per un po’, il paesaggio cambia completamente e davanti si apre un ampio vallone d’alta quota. Sulla sinistra rimane il Monte Ometto (Mandlspitz); più avanti si distinguono la Samerberg e la Seekopfl, tra le quali si apre la sella che permette di scendere in direzione della Stierberg Alm. Sulla destra, invece, si alza la Vedetta Alta.

Il sentiero attraversa il vallone continuando a guadagnare quota più dolcemente, su terreno sempre più sassoso. A un certo punto si incontra anche un bivio ben segnalato: alle spalle viene indicata la Kessel Alta, davanti la direzione per Hochwart – Vedetta Alta, mentre sulla sinistra il sentiero n. 11 prosegue verso la Stierberg Alm e Proves, svalicando dalla parte opposta.
Proseguendo verso la Vedetta Alta si arriva infine sotto la sella. È qui che il carattere dell’escursione cambia nettamente.

La pendenza aumenta e il terreno diventa più instabile, formato soprattutto da terra e sassi. A un certo punto ripongo anche i bastoncini, perché in diversi passaggi mi viene più naturale aiutarmi con le mani. Durante la salita incrocio una coppia che sta scendendo e, ricordando il tratto attrezzato che anni prima mi aveva costretta a rinunciare arrivando dalla Cima Belmonte, chiedo subito come sia il percorso fino alla vetta. Mi rassicurano: secondo loro, il tratto peggiore è proprio quello che ho appena percorso.

Quando raggiungo il filo della sella, però, per qualche istante la prospettiva cambia completamente. Dall’altro lato si apre il vuoto e davanti a me vedo l’ultimo tratto di cresta, roccioso e irregolare. Proprio in quel momento incontro un’altra escursionista che sta scendendo aiutandosi con le mani e, lo ammetto, per qualche secondo mi prende il panico.
In realtà bastano pochi passi per rendermi conto che la prima impressione è molto peggiore di ciò che mi aspetta davvero: lasciata la sella, non si cammina più con lo strapiombo accanto. Anche la signora mi conferma che, secondo lei, il tratto appena salito sotto la sella è più impegnativo della cresta finale.

Gli ultimi dieci minuti richiedono comunque attenzione e in alcuni punti ci si aiuta con le mani sulle rocce, ma personalmente non li ho trovati più difficili della salita precedente. Anzi, quel tipo di terreno mi ha ricordato molto alcuni passaggi della salita verso il Bivacco Jack Canali.
Alle 12:00, esattamente tre ore dopo la partenza, raggiungo finalmente la Vedetta Alta, a 2.627 metri.
Cinquant’anni sulla Vedetta Alta
Quando arrivo in cima ci sono già due escursionisti seduti sotto la croce, intenti a scrivere sul libro di vetta. Per un attimo penso che dovrò aspettare prima di riuscire a fare qualche foto, ma appena mi vedono arrivare si alzano quasi subito per lasciarmi spazio. È una di quelle piccole cose da cui riconosci chi la montagna la frequenta davvero: si arriva, ci si gode il momento, ma si lascia anche agli altri la possibilità di fare lo stesso.
Scambiamo qualche parola. Sono della Val di Cembra e inevitabilmente finiamo a parlare di montagne. Racconto che la Vedetta Alta era una delle tre cime delle Maddalene che ancora mi mancavano; lui mi dice di essere stato anche sulla Binasia, un’altra di quelle che ho ancora nella mia lista. Pochi minuti, ma una di quelle conversazioni semplici che lassù nascono quasi spontaneamente.
Quando rimango sola mi concedo finalmente il mio momento. Faccio un video e mi faccio gli auguri da sola: cinquant’anni e una cima nuova, una di quelle che aspettavo da tempo. Due traguardi nello stesso giorno.

Era da parecchio che non raggiungevo una cima sulla quale non ero mai stata, sicuramente da prima che nascesse Cloe. Ed è forse questa la cosa che mi emoziona di più. Perché per qualche ora ritrovo una parte di me che negli ultimi anni era inevitabilmente rimasta un po’ indietro: quella che sceglie una montagna che non conosce, studia il percorso e poi sale per vedere cosa c’è lassù.
C’è anche un pensiero per Nano. La sua ultima escursione con noi è stata proprio nell’agosto dell’anno scorso, sulla Lavazzè. Questa volta ci siamo solo io e Bruno, e, inevitabilmente, i miei occhi iniziano a pizzicare.
Rimango sulla Vedetta Alta fino alle 12:24. Non sono mai stata una che si ferma a lungo: preferisco sempre tenermi un po’ di margine per eventuali imprevisti durante la discesa.
Ma quei ventiquattro minuti, il giorno dei miei cinquant’anni, me li sono goduti tutti.
La discesa dalla Vedetta Alta

Ripercorro lo stesso itinerario dell’andata. Anche in discesa il tratto tra la sella e il vallone richiede attenzione per la forte pendenza e per il fondo di terra e sassi, ma alla fine non lo trovo particolarmente difficile. È uno di quei passaggi in cui serve semplicemente procedere con calma e scegliere bene dove appoggiare i piedi.
In circa un’ora e dieci minuti torno alla Kessel Alta, che raggiungo intorno alle 13:35. Da qui riprendo la strada sterrata e poi il sentiero naturalistico percorso al mattino.
Alle 15:00 sono di nuovo alla macchina, esattamente sei ore dopo la partenza.
Un’alternativa per raggiungere la Vedetta Alta
Io sono partita da Proves e ho raggiunto la zona della Malga Kessel attraverso il sentiero naturalistico, ma non era questo il percorso che avevo programmato inizialmente per la giornata. L’idea era infatti di arrivare alla Kessel Alta, imboccare il sentiero n. 133 Bonacossa, aggirare il Monte Ometto e rientrare passando dalla Stierberg.
Un altro modo per raggiungere la Vedetta Alta è partire da Passo Castrin (Hofmahdjoch), seguire per un tratto il Giro delle Malghe, passando dalla Malga Cloz e dalla Malga Revò, fino a raggiungere la zona della Malga Kessel. Da qui si sale alla Kessel Alta e si imbocca il sentiero n. 11 verso la Vedetta Alta.
A chi consiglio l’escursione alla Vedetta Alta
È un’escursione che consiglio a chi ha già una buona abitudine alla montagna e non si limita ai semplici sentieri escursionistici. Fino alla parte alta del vallone il percorso non presenta particolari difficoltà; è soprattutto l’ultimo tratto verso la sella a richiedere maggiore esperienza, per la pendenza, il terreno di terra e sassi e la necessità, in alcuni punti, di aiutarsi con le mani.
Non ci sono lunghi tratti esposti né si cammina costantemente a strapiombo. Anche la breve cresta finale, che vista dalla sella può impressionare più di quanto sia realmente, richiede attenzione ma non l’ho trovata particolarmente difficile.
Resta comunque un itinerario di oltre 15 km e con circa 1.200 metri di dislivello, quindi da affrontare con un buon allenamento e con condizioni meteorologiche stabili.
Per me, questa volta, aveva anche qualcosa in più: era una delle tre cime delle Maddalene che ancora mi mancavano e quella che avevo scelto per festeggiare i miei cinquant’anni. Direi che difficilmente avrei potuto farmi un regalo più adatto.
Bellissima escursione, e descritta altrettanto. Io ci sono stato giungendo dall’altra parte, percorrendo il sentiero attrezzato.
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Grazie mille! Se ne hai occasione, prova anche a salire da Proves: è un itinerario molto bello e completamente diverso 😊
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