Raggiungere il Rifugio Canziani al Lago Verde partendo dal parcheggio Cavallar, in Val di Rabbi, significa affrontare un itinerario lungo e decisamente articolato nel gruppo Ortles-Cevedale.
Nel 2021 torno qui per la quarta volta.
Il percorso sale inizialmente verso il Rifugio Stella Alpina al Lago Corvo, raggiunge Cima Collecchio e il Giogo Nero, per poi scendere sul versante della Val d’Ultimo fino al Rifugio Canziani. Ma il giro è tutt’altro che finito: il rientro passa dal Giogo di Montechiesa e riporta nuovamente ai Laghi Corvo prima della lunga discesa verso il parcheggio Cavallar.
Sono 22,5 chilometri e oltre 2.000 metri di dislivello positivo: a rendere particolarmente impegnativo questo giro sono soprattutto i continui saliscendi e le molte ore trascorse in quota.
È anche un itinerario al quale sono particolarmente legata: tornando al Giogo di Montechiesa ripasso infatti dal luogo in cui, durante un’escursione di due anni prima, avevo perso Bruno.
Scheda tecnica
Escursione effettuata: 12 settembre 2021
Localizzazione: Gruppo Ortles-Cevedale, tra Val di Rabbi e Val d’Ultimo
Partenza e arrivo: Parcheggio Cavallar, Val di Rabbi
Quota massima: Cima Collecchio, 2.957 m
Distanza: 22,50 km
Dislivello positivo: 2.022 m
Durata complessiva: 8 h 44 min
Tempo in movimento: 7 h 30 min
Itinerario: Parcheggio Cavallar → Rifugio Stella Alpina al Lago Corvo → Cima Collecchio → Giogo Nero → discesa verso la Val d’Ultimo → Rifugio Canziani al Lago Verde → Giogo di Montechiesa → Rifugio Stella Alpina al Lago Corvo → Parcheggio Cavallar
Sentieri principali: 108, 145, 107, 12
Difficoltà: E – Escursionistica, molto impegnativa per lunghezza, dislivello, continui saliscendi e permanenza prolungata in quota.
Dal parcheggio Cavallar a Cima Collecchio
Parto dal parcheggio Cavallar poco dopo le 6.30 e imbocco il sentiero 108 in direzione del Rifugio Stella Alpina al Lago Corvo.
La prima parte dell’escursione è una lunga salita che mi porta progressivamente in quota. Superato il rifugio, raggiungo la zona dei Laghi Corvo e continuo sul sentiero 145 verso Cima Collecchio.


Verso le 9.30 raggiungo Cima Collecchio, a 2.957 metri.

Il Collecchio ha una particolarità che racconto anche nel video girato quel giorno: la croce non si trova sulla cima più alta. È posizionata sulla sommità settentrionale, leggermente più bassa, mentre il punto culminante si trova poco più a sud.
Da quassù il panorama è vastissimo: verso la Val di Saènt si vedono il Rifugio Dorigoni e i Laghi Sternai; sul versante della Val d’Ultimo si distinguono il Lago Nero e il Lago Lungo, mentre verso la Val di Rabbi lo sguardo torna sui Laghi Corvo.
Nonostante la vista meravigliosa, non mi trattengo molto sulla cima, perché la strada per il Rifugio Canziani è ancora lunga.
Da Cima Collecchio al Giogo Nero
Lascio Cima Collecchio e proseguo sul sentiero 145 in direzione del Giogo Nero, attraversando pietraie e tratti rocciosi che non presentano particolari difficoltà.
La distanza tra i due punti non è molta e poco dopo le 9.45 raggiungo il Giogo Nero, a 2.833 metri. Da qui lascio il sentiero 145 e imbocco il 107, che scende sul versante della Val d’Ultimo.

Dal giogo lo sguardo si apre sulla conca sottostante, dominata dal Lago Nero.

Dal Giogo Nero al Rifugio Canziani
Dal Giogo Nero inizia una discesa piuttosto lunga. È proprio qui che si comprende meglio quanto questo itinerario sia diverso da una classica salita con successivo rientro: dopo aver raggiunto quasi 3.000 metri sul Collecchio, per arrivare al Canziani devo perdere parecchia quota, sapendo già che più tardi dovrò riguadagnarne buona parte.
Intorno alle 10.30 raggiungo il bivio e seguo le indicazioni per il Rifugio Canziani, proseguendo sul sentiero 12.

Il percorso continua attraverso ampie conche, alternando pendii erbosi a tratti più sassosi. Più avanti, guardando verso valle, compare anche il Lago di Fontana Bianca.

Vederlo dall’alto mi riporta inevitabilmente all’escursione del 2019. Quella volta avevo sbagliato sentiero ed ero scesa quasi fin laggiù prima di accorgermi dell’errore, allungando parecchio un giro che alla fine aveva sfiorato i trenta chilometri. Anche le condizioni erano completamente diverse, nonostante le due escursioni fossero state fatte praticamente nello stesso periodo dell’anno: il 13 settembre 2019 sui gioghi e sul Collecchio avevo trovato la neve, mentre il 12 settembre 2021 il percorso era completamente libero.
L’ultimo tratto verso il Rifugio Canziani si fa più roccioso e il sentiero procede tra massi e pietraie. Non ci sono passaggi particolarmente difficili, ma dopo tutte le ore e il dislivello già accumulato la fatica comincia a farsi sentire.

Intorno alle 11.35 raggiungo finalmente il Lago Verde e il Rifugio Canziani, a 2.560 metri.

Il Rifugio Canziani sorge sulla sponda del Lago Verde, in una conca racchiusa tra alcune delle cime più alte di questo settore dell’Ortles-Cevedale. Il lago è oggi un bacino artificiale: con la costruzione della diga il vecchio rifugio, che si trovava più in basso, venne demolito e ricostruito nella posizione attuale.
Da qui partono anche ascensioni decisamente più impegnative, tra cui quelle alla Cima Gioveretto, alla Cima Fontana Bianca e alla Cima Sternai, che supera i 3.400 metri e si trova proprio sul confine tra Alto Adige e Trentino. Per alcune di queste salite si entra però già in terreno alpinistico e glaciale.
Dal Rifugio Canziani al Giogo di Montechiesa
Il Rifugio Canziani non rappresenta affatto la fine delle salite.
Riparto sul sentiero 12 in direzione del Giogo di Montechiesa e del Lago Corvo. Lasciato il rifugio, il percorso scende nella Valle di Montechiesa, facendomi perdere nuovamente quota.

È dopo questa discesa che comincia la lunga risalita verso il giogo. Con parecchie ore di cammino già alle spalle, la pendenza si fa sentire: il sentiero sale deciso e mi riporta rapidamente in quota, senza però presentare passaggi tecnicamente difficili o esposti.

Man mano che salgo, il panorama si apre sulle conche e sui laghi rimasti più in basso.

Verso le 13.20 raggiungo il Giogo di Montechiesa, a 2.789 metri. A compensare la completa assenza di segnaletica, qualcuno ha pensato di lasciare almeno un segno di benvenuto: sul prato, una grande scritta “WELCOME” composta con le pietre indica in modo decisamente originale l’arrivo al giogo.

È un posto che credo non dimenticherò mai. Proprio qui, nel 2019, avevo perso Bruno. All’epoca non aveva neppure un anno: aveva visto degli stambecchi sul versante ed era partito dietro di loro, sparendo completamente dalla mia vista.
Io ero rimasta sul giogo con Nano e continuavo a chiamarlo, senza riuscire a capire dove fosse finito. I minuti passavano e di Bruno non c’era traccia. A un certo punto ero lì che piangevo, pensando che era arrivato a casa mia solo da pochi mesi e che ero già riuscita a perderlo in montagna.
Dopo quasi un’ora, finalmente, lo avevo visto molto più in basso, mentre arrancava per risalire il versante verso di me.
Due anni dopo torno nello stesso punto con Bruno accanto e, nel video, mi viene spontaneo raccontare proprio quell’episodio.

Dal Giogo di Montechiesa ai Laghi Corvo e ritorno al Cavallar
Dal Giogo di Montechiesa riprendo il cammino verso i Laghi Corvo. Da questo punto il percorso torna definitivamente sul versante della Val di Rabbi e comincia la parte finale dell’anello.
Intorno alle 14 raggiungo nuovamente il Rifugio Stella Alpina al Lago Corvo. Ritrovare un luogo attraversato diverse ore prima dà quasi la sensazione di chiudere il cerchio, anche se mi aspetta ancora tutta la discesa verso il Cavallar.

Da qui seguo il sentiero 108 percorso al mattino e poco dopo le 15.15 arrivo al parcheggio, a quasi nove ore dalla partenza.
Si conclude così un anello lungo e impegnativo, che in una sola giornata mi ha portata attraverso due valli, fino a Cima Collecchio e poi ancora oltre, passando per il Giogo Nero, il Rifugio Canziani e il Giogo di Montechiesa prima di tornare al punto di partenza.
A chi consiglio questa escursione
È un itinerario che consiglio a chi è già abituato a escursioni lunghe e con dislivelli importanti. Dal punto di vista tecnico non ci sono passaggi particolarmente difficili o esposti; l’impegno deriva soprattutto dalla lunghezza, dagli oltre 2.000 metri di dislivello positivo e dai continui saliscendi.
È proprio quest’ultimo aspetto a fare la differenza: durante il giro si raggiungono quote elevate, si perdono parecchi metri e poi si torna nuovamente a salire. Non basta quindi essere preparati ad affrontare una lunga salita iniziale; serve avere ancora energie per le risalite successive, in particolare dopo essere arrivati al Rifugio Canziani.
La consiglio quindi a chi cerca un grande giro d’alta quota, vario e panoramico, e non semplicemente un’escursione per raggiungere un rifugio.
Con i cani
Ho percorso l’intero itinerario con Nano e Bruno, senza particolari difficoltà. È comunque un’escursione impegnativa anche per un cane, soprattutto per le molte ore di cammino e per i continui saliscendi, quindi la consiglio solo a cani già abituati a lunghe giornate in montagna.