Ci sono escursioni nelle quali si parte per raggiungere una cima e altre in cui è il percorso stesso a diventare il motivo della giornata.
Quella del 13 ottobre 2019 appartiene decisamente alla seconda categoria.
Parto da Vallesinella con Nano e Bruno e, nel corso di quasi dieci ore, entro nel cuore delle Dolomiti di Brenta raggiungendo tre dei suoi rifugi più conosciuti. Prima il Rifugio ai Brentei, poi la Bocca di Brenta e il Tosa Pedrotti; quindi ritorno sui miei passi fino al Brentei e, invece di scendere, riparto verso l’alto per raggiungere anche il Rifugio Alimonta.
Non è quindi una semplice traversata da un rifugio all’altro. La particolarità del giro sta proprio nel suo sviluppo: si sale fino alla Bocca di Brenta, si scende al Pedrotti, si torna nuovamente al Brentei e da lì si affronta una seconda salita importante fino ai 2.591 metri dell’Alimonta.
In mezzo ci sono le grandi pareti del Brenta, ghiaioni, passaggi attrezzati, un canalone che al ritorno diventa per me l’unico modo realistico per scendere con Bruno e l’incontro con un ragazzo giovanissimo senza il cui aiuto, probabilmente, quella giornata avrebbe preso tutt’altra direzione.
Solo nel tardo pomeriggio inizio il vero rientro verso Vallesinella, passando infine dai larici autunnali e dalle cascate.
Scheda tecnica
Escursione effettuata: 13 ottobre 2019
Localizzazione: Dolomiti di Brenta, Madonna di Campiglio
Partenza e arrivo: Rifugio Vallesinella, 1.513 m
Quota massima: Rifugio Alimonta, 2.591 m
Distanza: circa 28 km
Dislivello positivo: circa 1.500 m
Durata complessiva: circa 9 h 30 min
Itinerario: parzialmente ad anello
Sentieri principali: 317, 318, 318A, 323, 317B, 382
Difficoltà: EE – Escursionisti Esperti
Da Vallesinella al Rifugio ai Brentei
Parto da Vallesinella di prima mattina, quando la valle è ancora in ombra, e imbocco il sentiero 317, che sale nel bosco verso il Rifugio Casinei.

Raggiungo il Casinei, a 1.850 metri, e da qui proseguo sul 318. La salita continua regolare e, guadagnando quota, davanti a me le Dolomiti di Brenta diventano sempre più presenti.

Alle 8:46 passo per la Valle del Fridolin, a 2.043 metri, e proseguo lungo il Sentiero Arnaldo Bogani.


Il percorso corre ai piedi delle grandi pareti e in alcuni punti sono proprio le proporzioni del paesaggio a impressionare: il sentiero sembra quasi perdersi dentro la vastità delle montagne che lo circondano.

Poco dopo le 9:30 compare il Rifugio ai Brentei. Da lontano è una piccola costruzione ai piedi delle enormi pareti del gruppo e più mi avvicino più il contrasto diventa evidente.

Lo raggiungo intorno alle 9:40, a 2.182 metri.
Per molte escursioni il Brentei potrebbe essere tranquillamente il punto di arrivo. Per me, quel giorno, è invece il luogo dal quale il percorso comincia davvero a entrare nel cuore del Brenta.
Dal Rifugio ai Brentei alla Bocca di Brenta
Dal Rifugio ai Brentei continuo sul sentiero 318 ed entro nella Val Brenta Alta.

Superata la piccola cappella, davanti a me si apre il grande vallone che sale verso la Bocca di Brenta, racchiuso dalle pareti delle Dolomiti.

Procedo tra sassi e ghiaioni, continuando a guadagnare quota, fino a trovarmi davanti a una breve scala di pioli metallici.

Per me non sarebbe un passaggio particolarmente problematico. Con Bruno, però, è tutta un’altra storia.
Nano, se necessario, posso prenderlo in braccio. Bruno pesa una trentina di chili e non ho materialmente la possibilità di sollevarlo e portarlo su da sola.
Proprio lì incontro un ragazzo molto giovane, credo fosse ancora adolescente, che si offre di aiutarmi.
Lui si sistema sopra di noi e riesce a tirare Bruno verso l’alto mentre io rimango sotto e lo spingo. Procediamo così, un piolo dopo l’altro, finché riusciamo a portarlo oltre il tratto attrezzato.
È uno degli episodi che ricordo meglio di questa escursione, anche per la semplicità con cui quel ragazzo decide di fermarsi e aiutarmi. In quel momento non c’è nessun altro e, senza di lui, probabilmente avrei dovuto rinunciare e tornare indietro.
Superati i pioli, resta ancora un tratto di salita. Continuo lungo il sentiero fino a raggiungere alle 11:15 la Bocca di Brenta, a 2.552 metri.

Dalla Bocca di Brenta al Rifugio Tosa Pedrotti
Dalla Bocca di Brenta il sentiero passa sul versante opposto e comincia a scendere verso il Rifugio Tosa Pedrotti.
Poco alla volta il rifugio compare sotto di me, appoggiato su un balzo di roccia e circondato dalle pareti del Brenta. La sua posizione è probabilmente la cosa che mi colpisce di più: in mezzo a tutta quella pietra sembra quasi parte della montagna stessa.

Il sentiero continua a perdere quota e poco dopo le 11:30 raggiungo il Rifugio Tosa Pedrotti, a 2.491 metri.

È un luogo nel quale viene spontaneo fermarsi un momento. Non soltanto perché ho finalmente raggiunto il secondo rifugio della giornata, ma perché il Pedrotti si trova in una posizione che rende difficile limitarsi a guardare l’orologio e ripartire. Tutto intorno sono pareti, rocce e profondità, con il rifugio quasi sospeso all’interno di questo enorme scenario dolomitico.

Dopo la sosta, però, devo tornare indietro.
Ripercorro lo stesso sentiero e risalgo nuovamente verso la Bocca di Brenta.
Il ritorno alla Bocca e la discesa con Bruno
Quando torno alla Bocca ritrovo il ragazzo che mi aveva aiutata con Bruno all’andata.
Vedendomi arrivare con i cani mi chiede se ho bisogno di una mano anche per scendere dai pioli.
È nuovamente gentilissimo, ma questa volta preferisco non farlo.
Far salire Bruno era già stato complicato pur essendo in due: lui che lo tirava dall’alto e io che lo spingevo da sotto. In discesa avremmo dovuto gestire circa trenta chili di cane su una scala di pioli, e la situazione sarebbe stata ancora più difficile. Nano posso prenderlo in braccio; con Bruno questa possibilità semplicemente non esiste.
Lo ringrazio e decido quindi di cercare un’altra soluzione.
Accanto al tratto attrezzato scende un canalone. La parte superiore è costituita soprattutto da sassi e ghiaia, mentre più in basso trovo ancora della neve. Non è un sentiero e non è nemmeno semplicemente un nevaio: è un terreno ripido e detritico che, nelle condizioni presenti quel giorno, mi permette però di scendere con Bruno senza riportarlo sulla scala.


Scelgo quindi il canalone e riesco a superare il tratto.
Non lo considero una variante da consigliare né un’alternativa ai pioli: condizioni del terreno e presenza di neve possono cambiare completamente da un periodo all’altro. È semplicemente ciò che ho fatto io quel giorno per riuscire a tornare indietro con Bruno.
Una volta superata questa parte, continuo la discesa attraverso la Val Brenta Alta fino al Rifugio ai Brentei.
Dal Rifugio ai Brentei al Rifugio Alimonta
Quando torno al Brentei ho già alle spalle la salita fino alla Bocca di Brenta, il Pedrotti e tutto il percorso affrontato per rientrare.
A quel punto potrei imboccare la strada verso Vallesinella.
Invece riparto verso l’alto.
Poco dopo il rifugio prendo il sentiero 323 diretto all’Alimonta e comincio una seconda salita, completamente separata da quella appena conclusa.
È questo, più di qualsiasi altra cosa, a rendere impegnativo il giro. Non sto semplicemente aggiungendo un altro rifugio lungo lo stesso itinerario: sono tornata a 2.182 metri e ora devo guadagnarne nuovamente più di quattrocento.
Il 323 sale all’interno di un paesaggio severo e spettacolare, tra pietraie e pareti che accompagnano praticamente tutto il percorso.

Verso le 13:30 incontro le indicazioni per l’Alimonta e poco dopo il rifugio compare davanti a me, isolato tra le montagne.

Alle 14 raggiungo il Rifugio Alimonta, a 2.591 metri, che rappresenta anche la quota massima dell’intera escursione.

È soltanto a questo punto che posso considerare conclusa la parte in salita della giornata.

Il rientro verso Vallesinella
Dall’Alimonta ripercorro il sentiero 323 e torno ancora una volta al Rifugio ai Brentei.
Questa volta non ci sono più deviazioni.
Riprendo il 318 e scendo verso il Rifugio Casinei. Con il passare delle ore cambia anche la luce e, più in basso, i larici ormai gialli di metà ottobre accompagnano una parte del rientro molto diversa rispetto ai grandi spazi attraversati in quota.

Arrivata al Casinei, però, non scelgo ancora la via più diretta verso Vallesinella.
Imbocco il sentiero 317B e proseguo verso Malga Vallesinella di Sopra, a 1.671 metri, dove arrivo intorno alle 16:30.

Da qui l’ultima parte dell’escursione cambia completamente carattere. Raggiungo le Cascate Alte di Vallesinella e continuo a scendere lungo il percorso delle cascate, tra sentieri e passerelle.


Dopo le Cascate Basse proseguo sul sentiero 382 fino a tornare al Rifugio Vallesinella, dove chiudo il giro intorno alle 17, dopo quasi dieci ore di cammino.
A chi consiglio questa escursione
È un itinerario che consiglio a escursionisti esperti, allenati e abituati a giornate lunghe in montagna.
La difficoltà non è legata soltanto al breve tratto con i pioli alla Bocca di Brenta. A rendere impegnativo il giro è soprattutto il suo sviluppo complessivo: circa 28 chilometri, 1.500 metri di dislivello positivo e due salite importanti in quota.
La prima porta dal Brentei alla Bocca di Brenta e quindi al Tosa Pedrotti; una volta tornati al Brentei, per raggiungere l’Alimonta bisogna affrontare un’altra salita di oltre quattrocento metri.
Serve quindi un buon allenamento e una certa abitudine al terreno dolomitico. Chi non vuole affrontare l’intero itinerario può naturalmente scegliere uno dei rifugi come meta e costruire un’escursione molto più breve.
Con il cane

Ho percorso questa escursione con Nano e Bruno, ma il passaggio alla Bocca di Brenta è un elemento da valutare con particolare attenzione prima di affrontare il giro con un cane.
Nel mio caso, la differenza tra Nano e Bruno è stata determinante: Nano potevo prenderlo in braccio, mentre con un cane di circa trenta chili questo non era possibile.
All’andata sono riuscita a far superare a Bruno i pioli soltanto grazie all’aiuto del ragazzo incontrato lungo il percorso. Al ritorno ho preferito non affrontarli in discesa e, nelle condizioni presenti quel giorno, sono passata dal canalone laterale.
Per questo non basta chiedersi se il proprio cane sia allenato per affrontare distanza e dislivello. Bisogna valutare anche taglia, peso, agilità e soprattutto la possibilità concreta di aiutarlo nei passaggi che non è in grado di superare autonomamente.