Il Lago Vedretta è uno di quei luoghi che, già da solo, varrebbe la salita. Ma in questa escursione è soltanto una delle tappe di un anello molto più vario, che dai Laghi di Cornisello sale fino a quasi 2.900 metri e attraversa ambienti completamente diversi nel giro di pochi chilometri.
Dopo il Lago Vedretta il sentiero lascia spazio alle tracce e agli ometti: si raggiunge il Passo delle Marmotte, si scende sul versante opposto verso il piccolo Laghetto di Bon e si prosegue fino al Lago e al Passo di Scarpacò, prima di rientrare verso Cornisello.
Ho percorso questo giro insieme a Bruno, partendo presto per riuscire a godermi almeno le prime ore della giornata lontano dalla confusione. Una scelta azzeccata, perché con il passare delle ore la zona è diventata decisamente più frequentata.
Scheda tecnica
Escursione effettuata: 13 settembre 2020
Localizzazione: Val Nambrone, Gruppo Adamello-Presanella
Partenza e arrivo: Rifugio Cornisello, 2.120 m
Quota massima: Passo delle Marmotte, 2.878 m
Distanza: 11,57 km
Dislivello positivo: 975 m
Durata complessiva: circa 7 ore e 15 minuti, soste comprese – 5:04 h in movimento
Itinerario: Rifugio Cornisello → Laghi di Cornisello → Lago Vedretta → Passo delle Marmotte → Laghetto di Bon → Passo di Scarpacò → Lago di Scarpacò → Laghi di Cornisello → Rifugio Cornisello
Sentieri principali: 239A – 239 – tratto fuori sentiero – 216 – 238
Difficoltà: EE. Il percorso non presenta particolari difficoltà tecniche sui sentieri segnati, ma comprende un lungo tratto fuori sentiero su terreno roccioso, dove è necessario sapersi orientare e procedere con attenzione.
Dal Rifugio Cornisello al Lago Vedretta
Parcheggio l’auto presso il Rifugio Cornisello, a 2.120 metri, poco prima delle 6:30. È ancora presto quando mi incammino verso i vicini Laghi di Cornisello, che raggiungo praticamente subito e costeggio seguendo prima il sentiero 239A e poi il 239.

Al bivio con il sentiero 216 diretto al Rifugio Segantini tengo la destra e continuo sul 239.
Il sentiero comincia a guadagnare quota con decisione e, man mano che salgo, alle mie spalle compare sempre meglio il Lago Nero. Dopo circa un paio d’ore raggiungo uno dei luoghi più belli di questo giro: il Lago Vedretta, a 2.612 metri.
Il colore dell’acqua, circondata dalle rocce, è di quelli che fanno fermare continuamente. Inutile dire quante foto riesco a fare.





Dal Lago Vedretta al Laghetto di Bon, via Passo delle Marmotte
Dal lago proseguo costeggiandone la sponda meridionale. Da questo punto il percorso cambia completamente: il sentiero vero e proprio finisce e continuo seguendo tracce e ometti in direzione nord-ovest.
Salgo fino a raggiungere il Passo delle Marmotte, a 2.878 metri, ai piedi della Cima Scarpacò e punto più alto dell’escursione.
Il progetto iniziale prevedeva di salire anche in vetta, ma a questo punto decido di rinunciare: voglio completare l’anello e aggiungere la salita mi farebbe allungare troppo i tempi.
Dal passo tengo quindi la destra e inizio a scendere lungo il pendio roccioso verso il Laghetto di Bon.
Sulla cartina non è indicato alcun sentiero: è un tratto fuori traccia. All’inizio individuo qualche ometto, poi praticamente più nulla. Il terreno non presenta passaggi alpinistici, ma si cammina a lungo sulle rocce e richiede attenzione, soprattutto nell’individuare la direzione migliore da seguire.
Ed è proprio durante questa discesa che nasce una delle frasi che ancora oggi mi fanno ridere quando ci penso. A un certo punto dico a Bruno:
«Dai Bruno, che quando troviamo un sasso per sederci facciamo merenda.»
Considerando che intorno a noi ci sono praticamente solo sassi, forse non è esattamente la promessa più difficile da mantenere.


Verso le 10:45 riesco finalmente a raggiungere il Laghetto di Bon.
Al Laghetto di Bon mi fermo a lungo. A settembre le sue rive sono circondate dagli eriofori, uno dei miei fiori preferiti – tanto che ho deciso di tatuarmelo sul braccio – e naturalmente mi sbizzarrisco con le fotografie.

Dal Laghetto di Bon al Passo di Scarpacò
Dal Laghetto di Bon proseguo in direzione del Lago di Scarpacò, a 2.472 metri. L’ultimo tratto in discesa, vicino al ruscello, richiede qualche attenzione in più.

Arrivata nella zona del lago, però, non scendo fino alla sua sponda. Rimango sul lato nord e punto direttamente verso il Passo di Scarpacò, a 2.617 metri.
Il sentiero ufficiale 216 passa sulla sinistra orografica del lago, ma per raggiungerlo dovrei perdere quota inutilmente. Così scelgo di salire direttamente tra i massi e, in alcuni punti, mi ritrovo praticamente ad arrampicarmi sui sassi, tenendomi prima il lago sulla destra e poi alle spalle, fino a raggiungere il passo.
Dal Passo di Scarpacò ai Laghi di Cornisello
Dal Passo di Scarpacò la vista ripaga ampiamente della salita.
Da una parte ho sotto di me il Lago di Scarpacò. Dall’altra si apre la Val di Bon, una delle valli che amo di più.


Per la discesa, questa volta, seguo il sentiero 216. Torno al Lago di Scarpacò e continuo verso i Laghi di Cornisello. Anche su questo tratto il fondo molto sassoso richiede un po’ di attenzione.


Rientro al Rifugio Cornisello
Raggiunti nuovamente i Laghi di Cornisello, invece di tornare direttamente al rifugio seguo ancora il 216 e poi il 238: una piccola deviazione che mi permette di osservare e fotografare i laghi da una prospettiva diversa.

Verso le 13:45 sono di nuovo al Rifugio Cornisello, dopo 11,57 chilometri e 975 metri di dislivello positivo.
A chi consiglio questa escursione
Consiglio questo anello a chi cerca un’escursione molto varia e paesaggisticamente ricca, con diversi laghi e ambienti che cambiano continuamente lungo il percorso. Nonostante gli 11,57 km e quasi 1.000 metri di dislivello, dal punto di vista fisico non l’ho trovato particolarmente impegnativo.
La parte da affrontare con maggiore attenzione è quella tra il Lago Vedretta, il Passo delle Marmotte e il Laghetto di Bon: qui il sentiero scompare e si procede su terreno roccioso seguendo tracce e qualche ometto, quindi è importante avere un minimo di esperienza nell’orientamento fuori sentiero.
Solo una cosa: se, come me, amate camminare in tranquillità, evitate la domenica oppure partite molto presto.