Ci sono escursioni che nascono attorno a una meta precisa e altre che, mettendo insieme sentieri, deviazioni e luoghi che si vogliono raggiungere, finiscono per diventare qualcosa di molto più grande. Questa appartiene decisamente alla seconda categoria.
Parto da Fazzon prima delle sei del mattino e vi farò ritorno quasi tredici ore dopo, al termine di oltre 26 chilometri e di un percorso che attraversa ambienti continuamente diversi. La prima parte conduce verso il Rifugio Artuich e poi alla Croce della Pace, sul Monte Gardenè. Tornata sui miei passi, entro nella lunga Val Gelada e la percorro fino all’omonimo passo, a 2.515 metri.
Da qui il giro cambia completamente volto e comincia una successione di laghi e conche d’alta quota: Lago Gelato, Lago Serodoli, Tre Laghi, Lago Alto, fino al Passo della Pesa e ai Laghetti del Malghetto.
E quando la quota massima e quella che potrebbe sembrare la parte più impegnativa della giornata sono ormai alle spalle, il percorso ha ancora molto da chiedere. Il sentiero 202A, soprattutto, è uno di quei tratti che a distanza di anni ricordo ancora con una parola sola: interminabile.
È un grande anello tra la Val di Sole e la Val di Nambino, nel Gruppo della Presanella, lungo e decisamente impegnativo, ma soprattutto incredibile per la varietà degli ambienti attraversati: boschi, pascoli, una cima, una valle solitaria, pietraie, un passo d’alta quota e una quantità di laghi che sembra non finire mai.
Scheda tecnica
Escursione effettuata: 19 luglio 2020
Localizzazione: Val di Sole e Val di Nambino, Gruppo della Presanella
Partenza e arrivo: Fazzon, Pellizzano
Quota massima: Passo di Val Gelada, 2.515 m
Distanza: 26,42 km
Dislivello positivo: circa +1.950 m
Durata complessiva: 13 h 02 min, dalle 5:47 alle 18:50 – 9 h 46 min in movimento
Itinerario: Fazzon → sentiero 203 → Malga Pellizzano di Sopra → Lago Stablò → Rifugio Artuich → deviazione su sentiero non numerato → Croce della Pace / Monte Gardenè → ritorno al Rifugio Artuich → sentiero 203 → Val Gelada → Passo di Val Gelada → Lago Gelato → Lago Serodoli → sentiero 226 → sentiero 226B → Bocchetta dei Tre Laghi → sentiero 267A → Tre Laghi → sentiero 267A → Lago Alto → sentiero 202A → sentiero 202 → Passo della Pesa → Laghetti del Malghetto → sentiero 202 → deviazione su sentiero non numerato → sterrata → Malga Pellizzano di Sopra → sentiero 203 → Fazzon.
Sentieri principali: 203, 226, 226B, 267A, 202A, 202 e tratti non numerati.
Difficoltà: EE – Escursionisti Esperti. Itinerario molto impegnativo per lunghezza, dislivello e durata. Il tratto finale verso la Croce della Pace presenta passaggi su grossi massi e punti in cui è necessario aiutarsi con le mani; proprio per questo Nano e Bruno non sono riusciti a proseguire fino alla cima. Anche la traversata della Val Gelada e il raggiungimento del Passo Val Gelada richiedono esperienza su terreno d’alta montagna, ottimo allenamento e passo sicuro.
Da Fazzon alla Croce della Pace
Sono le 5:47 quando parto da Fazzon. La giornata sarà lunghissima e iniziare presto, per un giro come questo, non è soltanto una preferenza.
Da Fazzon imbocco il sentiero 203 e salgo nel bosco fino a raggiungere Malga Pellizzano di Sopra. Proseguendo incontro la Baita Regina del Bosco, immersa tra gli alberi.

Dopo il Lago Stablò, il sentiero sale ancora fino alla Malga Artuich, a 1.976 metri.

Qui si trova uno dei bivi importanti della giornata. I cartelli indicano il sentiero 203 verso il Passo di Val Gelada e il Lago Serodoli, ma io per il momento lo lascio per dirigermi verso il Monte Gardenè e la Croce della Pace.

La deviazione comincia ancora tra i prati, ma salendo il terreno cambia progressivamente. La vegetazione lascia sempre più spazio a massi e pietraie e l’ambiente diventa decisamente più aspro.

Proseguendo, appare finalmente sopra di me la Croce della Pace. È qui che comincia il tratto più impegnativo della salita: negli ultimi metri devo superare grossi massi e in alcuni punti aiutarmi anche con le mani. Nano e Bruno non riescono a venire con me e sono costretta a lasciarli più in basso per raggiungere la cima da sola.

Verso le 8:50 raggiungo così la Croce della Pace, a 2.500 metri, prima grande meta della giornata.

In realtà questo momento riesco a godermelo gran poco. Aver lasciato giù Nano e Bruno mi mette parecchia ansia: non riesco infatti a vederli, ma li sento piangere e non ho idea di cosa stiano facendo. Non so se siano rimasti lì o se stiano cercando di raggiungermi tra i massi. Rimango quindi in vetta piuttosto inquieta, con la testa più rivolta a loro che al panorama, che è vastissimo e si apre sulla Val di Sole e sulle montagne che la circondano.

Indipendentemente dall’impossibilità dei cani di salire fino alla Croce della Pace, non avrei comunque potuto proseguire oltre: per continuare il giro devo tornare sui miei passi verso l’Artuich. Ripercorro quindi in discesa lo stesso tratto appena salito e, alla malga, riprendo il sentiero 203 in direzione del Passo di Val Gelada.
È proprio qui che comincio a farmi un’idea reale delle dimensioni del giro: ho già raggiunto una cima e sono in cammino da ore, ma davanti ho ancora tutta la Val Gelada, il passo e la lunga traversata dei laghi.
La Val Gelada e il passo a 2.515 metri
Dal Rifugio Artuich il sentiero 203 taglia il versante e raggiunge progressivamente il fondo della Val Gelada, da dove inizia la lunga risalita verso il passo. Man mano che guadagno quota il bosco scompare, gli spazi si fanno sempre più ampi e solitari e il paesaggio assume un carattere decisamente d’alta montagna. Il terreno si fa sempre più roccioso, mentre il sentiero continua a risalire la valle verso la sua parte più alta.



Nell’ultimo tratto prima del passo il terreno diventa ancora più aspro e compaiono anche alcuni residui di neve.

Poco più avanti incontro un piccolo laghetto, raccolto tra le pareti della Val Gelada.

Da qui manca ormai poco al Passo di Val Gelada. Continuo a salire e verso le 12:40 raggiungo i 2.515 metri, quota massima dell’intero giro.

Lago Gelato, Serodoli e Tre Laghi
Appena svalicato il Passo di Val Gelada, compare subito sotto di me il Lago Gelato, a 2.393 metri, adagiato ai piedi dei versanti che chiudono la valle.

Poco più avanti raggiungo il Lago Serodoli, a 2.370 metri, uno dei laghi più conosciuti di questo settore della Presanella e parte del Giro dei Cinque Laghi di Madonna di Campiglio. Il paesaggio si apre e, oltre il lago, compare il profilo inconfondibile delle Dolomiti di Brenta.

È da qui che la giornata sembra quasi trasformarsi in un’altra escursione. Dopo la Croce della Pace, il ritorno all’Artuich, la lunga risalita della Val Gelada e il passo, comincia una traversata completamente diversa, tra conche e laghi d’alta quota.
Dal Lago Serodoli seguo prima il sentiero 226 poi il 226B verso la Bocchetta dei Tre Laghi, tornando a guadagnare quota su terreno prevalentemente roccioso.

Raggiungo così, verso le 14:30, la Bocchetta dei Tre Laghi, a 2.378 metri, vero punto di passaggio tra il bacino del Serodoli e la zona dei Tre Laghi.

Dalla Bocchetta dei Tre Laghi inizio a scendere e davanti a me si apre la conca che dà il nome al passo. I laghi compaiono progressivamente tra rocce, prati e piccoli avvallamenti, in un ambiente molto più morbido rispetto alla Val Gelada appena attraversata.

Scendendo mi avvicino agli specchi d’acqua e il paesaggio cambia continuamente: alle pietraie si alternano prati d’alta quota e zone umide, con i laghi incastonati uno dopo l’altro tra le rocce.



Lago Alto e il lunghissimo rientro
Lasciati i Tre Laghi, proseguo verso il Lago Alto, a circa 2.160 metri. Lo raggiungo verso le 15:35. È un piccolo lago adagiato tra rocce e prati, in una posizione che regala ancora belle vedute sulle montagne circostanti. A questo punto sono ormai molte ore che cammino e la parte più alta dell’itinerario è alle spalle, ma il rientro verso Fazzon è ancora molto lungo.

Dal Lago Alto al Passo della Pesa e ai Laghetti del Malghetto
Dal Lago Alto proseguo sul sentiero 267A e poco dopo mi immetto sul 202A.
È probabilmente il tratto del ritorno che ricordo meglio, e non perché presenti un singolo passaggio particolare. Lo ricordo perché sembra non finire mai.
Dopo tutte le ore e tutti i chilometri già percorsi, ogni nuovo tratto pesa diversamente rispetto a come sarebbe stato affrontarlo all’inizio della giornata.
Durante il lungo traverso sul 202A, molto più in basso, compare anche il Lago delle Malghette.

All’incrocio con il sentiero 202 lo imbocco in direzione del Passo della Pesa. Dopo una successione di saliscendi raggiungo il valico, a 2.155 metri. Poco dopo inizio a intravedere dall’alto i Laghetti del Malghetto.

Li raggiungo verso le 17:10.

Dai Laghetti del Malghetto proseguo ancora sul sentiero 202. Più avanti lo lascio per imboccare sulla sinistra una deviazione non numerata, che scende verso Malga Pellizzano di Sopra, a 1.546 metri.
Alla malga ritrovo il sentiero 203 e ripercorro l’ultimo tratto dell’itinerario fino a Fazzon.
Sono le 18:50 quando torno al punto di partenza. Sono trascorse tredici ore e il conto finale è di 26,42 chilometri e quasi 2.000 metri di salita.
Ripensandoci, è difficile individuare un solo momento che definisca questa escursione: la Croce della Pace, la lunga Val Gelada, il passo, i laghi e infine quel 202A che sembra non finire mai appartengono quasi a giornate diverse. Ed è probabilmente proprio questo che ricordo di più di questo giro.
A chi consiglio questo percorso
A dire il vero, non è un giro che consiglierei. Io lo rifarei, perché è esattamente il genere di escursione che mi piace: lunga, complessa, capace di attraversare nell’arco della stessa giornata ambienti completamente diversi. Ma rifarlo personalmente e suggerirlo a qualcun altro sono due cose molto diverse.
Parliamo di oltre 26 chilometri, quasi 2.000 metri di dislivello e di un percorso che richiede di mantenere energie e concentrazione fino alla fine. Molte delle mete attraversate — dal Lago Serodoli ai Tre Laghi — possono essere raggiunte con itinerari decisamente più brevi; scegliere questo anello significa voler percorrere proprio tutto il viaggio, non semplicemente arrivare in un posto.
La Croce della Pace, inoltre, merita una considerazione a parte. L’ultimo tratto si svolge tra grossi massi e in alcuni punti bisogna aiutarsi con le mani: non è una salita adatta a tutti e con i cani la escluderei completamente.
Per questo non lo inserirei tra le escursioni da proporre con facilità. È piuttosto uno di quei giri che si scelgono consapevolmente, sapendo bene che cosa comportano e avendo davvero voglia di affrontare una giornata così lunga e impegnativa.