Lago Lamola, Laghi di San Giuliano, primo Lago di Germenega

Escursione effettuata: 1 novembre 2020

Localizzazione: il Lago Lamola e i Laghi di San Giuliano si trovano in Val Rendena, salendo da Caderzone Terme, mentre il Lago di Germenega si trova in Val Germenega, una laterale della Val Seniciaga.

Ho lasciato l’auto al parcheggio Pöc dali Fafc alle 7 e mi sono diretta verso la Malga Campo dove sono arrivata in 10 minuti. La Tabacco mi dava una traccia che partiva dopo la malga sulla sinistra. Purtroppo ho sbagliato e ne ho seguito un’altra, probabilmente di cacciatori, molto più a sinistra e tutto questo mi ha fatto perdere tempo. Sono dovuta tornare indietro e, aiutandomi un pò con la cartina e l’orientamento, mi sono finalmente trovata sulla traccia giusta. Infatti questa è segnalata in vari punti. Sono arrivata al Lago Lamola ( mt. 2050) dopo 2 ore.

Da qui il mio programma era scendere più a valle (intorno ai 1950 mt.) e prendere una traccia sulla sinistra (segnata sempre dalla Tabacco) che mi avrebbe collegata alla malga San Giuliano. Mentre me ne andavo dal Lago Lamola, ho incontrato due ragazzi del luogo che mi hanno detto che non conoscevano quel percorso e che anche loro erano diretti ai Laghi di San Giuliano. Avrebbero seguito però una traccia poco nota che iniziava sulla destra del lago (guardando verso la Malga Lamola). Ho deciso di seguirli. Diciamo che questo percorso fatto con determinate condizioni è molto valido, perchè sali fino ad una bocchetta che rimane, in linea d’aria, proprio sopra al Rifugio San Giuliano. Il problema è che, quando l’abbiamo fatta noi, c’era neve e la traccia l’abbiamo persa…e abbiamo dovuto un pò arrampicarci. Dico solo, per dare un’idea, che una volta arrivati alla bocchetta, io avevo la tachicardia e Bruno piangeva… Quindi sconsiglio vivamente questa alternativa se non la si conosce, ma soprattutto in presenza di neve.

Ad ogni modo, alla fine siamo riusciti ad arrivare ai Laghi di San Giuliano intorno a mezzogiorno.

Lago Garzonè

Ho salutato i ragazzi e, visto che era ancora presto, col sentiero (ufficiale questa volta!) nr. 221 mi sono diretta verso la Val Germenega. Il pezzo in salita è abbastanza tranquillo e veloce, però la parte in discesa è molto ripida e lunga. Lo dico perchè, avendo alle spalle già 5 ore di cammino, quando sono tornata indietro l’ho sentita molto. Comunque, il tempo di percorrenza, sia da un lato che dall’altro, è di un’ora circa. Sono infatti arrivata alla Malga Germenega di mezzo e al primo lago di Germenega intorno le 13.

Primo lago di Germenega

Tempo di fare qualche foto e ho ripreso poco dopo sempre il sentiero 221 per fare ritorno al lago di San Giuliano (molto bello, ma molto sconsigliato per chi ama i posti solitari come me…tantissima gente!).

Lago e Chiesa di San Giuliano

Dal lago di San Giuliano, col facilissimo sentiero nr. 230 che passa dalla malga San Giuliano, ho fatto ritorno al parcheggio intorno alle 16:00.

Distanza totale percorsa: 14,60 km

Dislivello positivo: 971 mt.

Tempo movimento: 5:20:19

Commenti: bellissimi paesaggi, splendido il Lago Lamola. Non posso essere obiettiva sul percorso, viste le difficoltà incontrate all’inizio. Come già detto, fatto senza neve molto probabilmente risulta un piacevole anello. In ogni caso tutti i laghi (Lamola, Garzonè, San Giuliano, primo di Germenega) meritano proprio. Il sentiero da e al Rifugio San Giuliano è, per i miei gusti, troppo frequentato. Probabilmente, la prossima volta che rifarò questo giro, opterò per un giorno infrasettimanale.

Chiedimi perchè vado in montagna…

Scendo dalla macchina. Apro il bagagliaio a Bruno e la portiera posteriore al Nano. Recupero lo zaino (preparato con cura la sera precedente) dal sedile del passeggero, prendo il cellulare, avvio l’app col gps, lo metto in tasca e spero che a breve non ci sia più segnale.
È domenica, poco prima delle 6. La sveglia è stata alle 4 e 30, come tutte le altre domeniche. Dò una rapida occhiata al sentiero che dovrò prendere, bacio la catenina che ho al collo dove è inciso il nome del mio angelo custode e dico: ‘Pensaci tu a noi 3 disperati’. Ed inizio a camminare.
Mi chiamo Carlotta e tra meno di un mese compirò 44 anni. Lavoro dal lunedì al venerdì a Verona ed il sabato ‘scappo’ in Val di Rabbi, dove vorrei vivere sempre.
Nella mia testa c’è un sovraffollamento di pensieri accumulati durante la settimana, alcuni gradevoli, altri più spiacevoli.
Sono talmente assorta che non mi rendo conto di ciò che mi circonda.
Pian piano inizio a salire e i pensieri iniziano ad annebbiarsi. Mi fermo. Osservo le cime di fronte a me, mettendo a fuoco quale sarà la mia meta. Dico a me stessa: ‘Non devi arrivarci per forza. Se non te la senti puoi tornare indietro’. Ma in cuor mio so che non accadrà. Non mollerò, sono fatta così. Avessi avuto questa tenacia in altre cose, chissà dove sarei adesso..
Mi giro verso est e mi incanto per un minuto a guardare il sole che fa capolino da dietro le montagne. Sorrido e sussurro: ‘Buongiorno’ rivolgendomi alla Montagna.
Riprendo il mio cammino. Ora la mia mente è vuota.
Presto attenzione ai miei passi sul sentiero, intorno a me il silenzio più totale. Ascolto il mio respiro farsi via via più regolare.
Ogni tanto sussulto al fischio di qualche marmotta. Guardo i ragazzi partire alla velocità della luce e penso: ‘Siete proprio dei pirlini, tanto sapete che non la prenderete mai. Risparmiate il fiato, che la strada è lunga’.
Continuo a salire, non correndo, con calma. Voglio godermi tutto. Supero i 2000 mt, me ne accorgo perchè gli alberi iniziano a diradarsi e gli spazi si fanno più aperti. Amo la montagna in generale, ma il mio ‘habitat’ è sopra ad una certa altitudine, dove prevale la roccia.
Non faccio soste, preferisco arrivare alla meta.
Più mi avvicino alla cima, più inizio ad osservare il sentiero o la traccia che devo percorrere. Spesso capita che mi dica: ‘Non ce la fai, è impossibile’. Ma vado avanti, un passo dietro l’altro. Mi aggrappo a qualche sporgenza rocciosa, non guardo giù. Mi giro verso i miei cani. Le volte che mi prende un pò d’ansia è solo per loro. Talvolta li aiuto, li tiro su in qualche passaggio dove non ce la fanno. Loro sanno quando è il momento di farsi aiutare. Li mando avanti, ma poi si fermano e mi aspettano.
Il mio cuore batte velocemente, l’adrenalina è a 1000. Non sono un’alpinista, non ho attrezzatura con me. Ho sempre detto che sarei arrivata solo dove possono arrivare i miei cani e così sarà sempre.
A volte l’ho rischiata, lo ammetto, ma mi è andata bene.
È per questo che sono certa di avere un angelo custode.
Continuo a salire.
Ad un certo punto realizzo che mi manca un ultimo passo e sarò in cima.
Piano piano alzo la testa e sento una voce che in tono sommesso dice: ‘Wow’. È la mia.
Mi guardo intorno e quasi mi commuovo. La bellezza di quello che mi circonda mi lascia attonita.
Mi accorgo che fino a quel momento sono stata praticamente in apnea. Riprendo lentamente a respirare, l’adrenalina cala e lascia posto ad una sensazione di leggerezza indescrivibile.
In quel momento non sono più Carlotta.
Lassù non si è più noi stessi. Non so spiegarlo, però so che quello che si prova è meraviglioso.
Rimango così immobile per un pò, assaporo quel momento il più a lungo possibile.
Poi mi siedo e mi rilasso. Quella merenda a 3000 mt è come una cena in un ristorante super stellato. Mi sento una privilegiata.
Indugio, non ho voglia di scendere. Poi, alla fine, devo arrendermi. La giornata sta volgendo al termine e non posso rischiare si faccia buio. A malincuore prendo lo zaino, dò un’ultima occhiata e mi incammino.
Scendo piano. Sono stanca, ho esagerato come al mio solito. Le gambe iniziano a farsi dolenti, ma non mi sono mai sentita così bene.
Sono in pace con me stessa, con tutto ciò che mi circonda.
Più mi avvicino alla macchina, più torno alla realtà.
Ma la sensazione di benessere che mi ha regalato quella giornata mi rimane addosso.
La mia mente è sgombra. Sono talmente stanca che non riesco a pensare a nulla.
Con un pò di malinconia mi volto indietro.
Guardo le cime da dove sono scesa, sorrido e bacio la catenina, ringraziando il mio angelo.
La gente ‘normale’ non capisce tutto questo, mi dà della pazza.
Pazza perchè vado da sola, pazza perchè cammino così tanto, pazza perchè rischio di farmi male…
Ma io credo che i pazzi siano loro, che non proveranno mai quello che io provo lassù.

Val Germenega – Passo Forcelin

Escursione effettuata: 8 novembre 2020

Localizzazione: sulla destra orografica della Val Genova troviamo la Val Seniciaga, dalla quale, più in alto, si diramano ad est la Val Germenega e la conca dei laghi di San Giuliano.

Sono arrivata in Val di Genova verso un quarto alle 7 ed ho parcheggiato un km dopo circa lo Chalet da Gino. Ho percorso un tratto del sentiero delle cascate costeggiando il fiume Sarca, per poi prendere il sentiero nr. 215 della Val Seniciaga. Che dire…che fino alla malga Seniciaga Bassa è abbastanza tosto. Si consideri che comunque dalla Val Genova sono più di 500 mt di dislivello. Arrivati alla Malga Seniciaga bassa si prosegue tranquillamente fino a poco prima della Malga Germenega bassa, dove si incontra il sentiero 244 della Val Germenega. La salita fino alla Malga Germenega di mezzo è fattibilissima e la vista è molto piacevole. Io ci ho impiegato 2 ore giuste giuste. Una volta arrivati all’altezza della Malga il paesaggio si apre. Si continua per pochi minuti sul sentiero nr. 244 fino ad incontrare sulla nostra sinistra il primo lago. Una meraviglia.

Ci incamminiamo nuovamente e in meno di 20 minuti di salita arriviamo ad una spianata dove vediamo sulla destra un paletto che ci indica il sentiero. A quel punto si lascia il sentiero procedendo verso sinistra per raggiungere in due minuti il secondo lago (nascosto da un rilievo). Devo essere sincera, qui ci ho ‘perso’ 30 minuti perchè non sapevo come fotografarlo…

Secondo Lago di Germenega

Ritorniamo sui nostri passi e, una volta arrivati al paletto, si riprende il sentiero ufficiale che in altri 20 minuti scarsi ci porta alla malga Germenega alta (mt. 2022) e al terzo lago.

Sulla destra della Malga e del lago, il sentiero prosegue verso il quarto lago dove arriviamo verso le 11:30. A questo punto, guardando il lago, abbiamo sulla sinistra il sentiero che ci porta al passo Forcelin, mentre se andiamo verso destra e seguiamo il ruscello arriviamo ad un quinto lago, meno conosciuto, il laghetto di Banco, non visibile dal quarto lago.

Scendiamo e col sentiero nr. 244 ci dirigiamo al passo Forcelin a 2202 mt, dove arriviamo alle 12:30 circa. Bellissimo panorama e stupenda visuale dall’alto del terzo e quarto lago.

Dopo un pò di foto e una merenda, riprendiamo il sentiero nr. 244 e lo percorriamo a ritroso. Arriviamo alla macchina poco prima delle 16.

Distanza totale percorsa: 18,45 km

Dislivello positivo: 1618 mt.

Tempo movimento: 7:22:31

Commento: la Val Germenega è stata per me una bellissima sorpresa. I suoi laghi e il paesaggio ti incantano. L’ho apprezzata molto in una calda giornata di sole di novembre, ma penso sia uno spettacolo anche in tarda primavera/inizio estate. Non richiede alcuna capacità tecnica, richiede però sicuramente un bel pò di fiato, sia per il primo pezzo molto ripido, sia per la lunghezza del percorso.

Un amore così grande…

L’amore che nutro per la montagna è una cosa che non riesco a spiegare. Di certo è un amore nato tanti anni fa, che è andato via via crescendo e consolidando col passare degli anni.

Sin da piccola ho sempre preferito la montagna al mare. Per anni ho avuto una baita in Val Senales e, nel 2006, ho acquistato un maso nell’incantevole Val di Rabbi.

Il mio sogno è quello presto o tardi di lasciare la città e trasferirmi definitivamente là, ma al momento mi devo accontentare solo dei fine settimana.

Il mio vivere la montagna è molto cambiato nel corso del tempo. Agli inizi la montagna per me era per lo più passeggiate e ore passate nei boschi in cerca dei funghi.

Verso i 40 anni (ora ne ho 44), così dal nulla, ho iniziato ad intraprendere escursioni sempre più impegnative. Se penso ai miei primi giri, mi metterei le mani nei capelli: niente zaino, niente cibo, niente cambi. Le cartine non sapevo neppure cosa fossero…andavo decisamente all’avventura. Diciamo che mi sono fatta sul campo. Non ho partecipato ad alcun corso, non ho letto alcun manuale, non ho mai avuto una persona con cui andare che mi potesse insegnare. Ogni volta per me era una lezione: la fame che mi prendeva dopo ore di cammino mi ha insegnato a portarmi via la merenda, le calze fradice dopo essere finita in un ruscello mi hanno insegnato a mettere nello zaino degli indumenti di scorta, perdermi mi ha insegnato a studiare l’escursione il giorno prima e munirmi di cartina, ecc…

Non sono un’alpinista, sono un’escursionista. Non ho attrezzatura con me, solo i ramponcini in caso di ghiaccio o terreni scivolosi. I percorsi che faccio sono solitamente tutti percorsi che posso fare insieme ai miei cani. Può capitare talvolta qualche sentiero attrezzato, ma niente che richieda capacità alpinistiche. La mia compagnia sono sempre e solo loro. Amo vivere la montagna in solitudine, avrei delle difficoltà ad andare con altre persone.

L’idea di scrivere questo blog mi è venuta perchè vorrei condividere le mie esperienze con chi come me ama la montagna e, magari, perchè no, a volte poter essere anche utile a qualcuno che voglia intraprendere una delle escursioni che ho fatto.

Spero di essere più obiettiva possibile, perchè il problema che ho riscontrato quando cerco informazioni sui percorsi è che non so mai le capacità reali di chi scrive e, ovviamente, molto precisa.

Non aspettatevi un manuale di montagna, ma un ‘diario’ di un’amante appassionata della montagna, a volte un pò incosciente…

Altro non mi resta da aggiungere, se non…

… buona escursione!

Charlye

Nota dell’autrice

Questo è stato il primo articolo pubblicato su La Montagna di Charlye, nel novembre 2020. Allora aprire un blog, per me, era già un passo enorme.
Oggi so che quell’inizio non è nato “dal nulla”: stavo attraversando un momento difficile della mia vita e la montagna, più che una passione, è stata la mia ancora di salvezza.
Tre mesi fa è venuto a mancare anche un compagno fondamentale di quel cammino: Nano, che insieme a Tobia prima e a Bruno dopo, è stato al mio fianco in mille escursioni e, soprattutto, nella vita.


Nel tempo, questo spazio è cambiato insieme a me. La montagna è rimasta il filo conduttore, ma il racconto ha preso forme diverse. Anche quel sogno che cinque anni fa sembrava lontano, alla fine si è realizzato: ho lasciato la città e mi sono trasferita in montagna, in Alta Val di Non. E con me c’era una presenza che allora non era neppure un pensiero, ma che mi ha dato il coraggio di fare quel passo: mia figlia Cloe.


L’idea di questo blog è nata dal desiderio di condividere il mio modo di vivere la montagna. All’inizio attraverso le escursioni, oggi attraverso i cambiamenti, le scelte, le salite e le discese che la montagna continua a insegnarmi.
Non è un manuale, non vuole esserlo. È uno spazio di racconto, dove la montagna resta il filo conduttore, ma il passo non è sempre solo sui sentieri.

Altro non mi resta da aggiungere, se non…

… buon cammino!

Charlye