
Guardo il lago di Santa Giustina e per un attimo faccio fatica a riconoscerlo.
L’acqua è scesa così tanto che la riva sembra essersi allontanata di centinaia di metri.
Davanti a me c’è una distesa di sassi chiari, sabbia compatta e piccole crepe nel terreno.
Cloe è seduta per terra e gioca con della ghiaia, mentre Bruno gira attorno perlustrando la zona.
Da quassù sembrano due puntini su un paesaggio lunare.
Ed è proprio quella sensazione — di essere su un altro pianeta — che mi riporta al 19 settembre 2020, a un’escursione nel gruppo dell’Adamello Brenta.
Una di quelle giornate in cui la montagna smette di sembrare la Terra.
Escursione effettuata: 19 settembre 2020
Localizzazione: Gruppo dell’Adamello – Val di Genova
La macchina è parcheggiata alla Malga Bedole, in Val di Genova, a 1558 metri.
Sono le 6:55 quando parto. L’aria è fresca e la valle è ancora in ombra. In 15 minuti su strada sterrata raggiungo il Rifugio Adamello Collini “Al Bedole” (1641 mt.), dove arrivo alle 7:10.

Da qui inizia il sentiero 212, conosciuto per i suoi innumerevoli (più di 90…) tornanti. Il tracciato risale con decisione il versante della valle e, tornante dopo tornante, guadagna quota velocemente.
Il paesaggio cambia lentamente. Il bosco si dirada e la valle si apre sempre di più davanti agli occhi.
Avvicinandosi al Rifugio Mandrone, il sentiero passa poco sotto la cappella della Madonna dell’Assunta e il Centro Studi Glaciologico Julius Payer, dedicato allo studio dei ghiacciai dell’Adamello. In alcuni punti il percorso è attrezzato con corde fisse, ma senza particolari difficoltà.


Alle 8:50 raggiungo il Rifugio Mandrone – Città di Trento (2449 mt.).

Dal rifugio proseguo sul sentiero 236 in direzione della Vedretta del Mandrone. Il percorso attraversa ampie placche di roccia levigata e pietraia, con il tracciato segnato da ometti tra radi ciuffi di vegetazione.




Alle 10:10 arrivo alla base del ghiacciaio. Qui il terreno cambia: compaiono morene, ghiaie chiare e piccoli laghetti formati dall’acqua di fusione.
Davanti a me si apre la grande conca glaciale. Il ghiacciaio si distende tra le montagne e occupa tutta la valle.
Tutto intorno si innalzano alcune delle cime più imponenti della zona: Monte Mandrone, Punta di Castellaccio e Corno di Bedole.
Tra i canali d’acqua che scorrono tra le morene, una passerella metallica permette di attraversare e raggiungere l’altra parte della conca.






Nano e Bruno non stanno fermi un secondo. Corrono avanti e indietro sulla superficie chiara del ghiacciaio, saltando tra i sassi e le piccole pozze.
Li filmo mentre si rincorrono come due pazzi.
A un certo punto mi viene da ridere e penso: se qualcuno mi chiede dove porto a far correre i miei cani… posso sempre rispondere che li porto sul ghiacciaio.


A malincuore decido di rientrare. Purtroppo, si tratta di una zona molto battuta e, soprattutto a metà giornata, le persone che salgono lungo il sentiero sono davvero tante (ho avuto non poche difficoltà con Nano e Bruno al guinzaglio).
Riprendo quindi il sentiero dell’andata in direzione del Rifugio Mandrone.

Poco prima del rifugio faccio una breve deviazione verso il Lago Mandrone (2403 m), incastonato tra rocce levigate e piccoli depositi morenici.

Dopo una breve sosta, ritorno sui miei passi e continuo la discesa verso la Val di Genova, arrivando alla macchina alle 13:30.
Stamattina, al lago di Santa Giustina, guardando Cloe seduta tra i sassi e Bruno che girava attorno curioso, ho avuto per un attimo la stessa sensazione.
Quel paesaggio secco e chiaro mi ha riportato a quel giorno sull’Adamello.
Due luoghi completamente diversi.
Eppure entrambi con quella strana impressione di trovarsi, per un momento, su un altro pianeta…
Distanza percorsa: 15,29 km
Dislivello positivo: 1101 mt.
Tempo movimento: 5:43:43
Commenti: Il ricordo più forte resta il paesaggio della vedretta.
Meno piacevole invece la discesa dal Mandrone verso la valle: moltissima gente sul sentiero e non poche difficoltà a gestire Nano e Bruno al guinzaglio nei punti più stretti.