Il mio Everest – Capitolo 3: Pedalando a Kathmandu

Sono passati ventiquattro giorni da quando abbiamo lasciato il campo base. Ventiquattro giorni sono bastati a Kathmandu per spegnere la scintilla che avevo negli occhi.

Non so quando riusciremo a tornarci, e forse non ci riusciremo mai. Il gruzzolo che avevo messo da parte è finito, e così ho dovuto trovare in fretta una forma di sostentamento: un lavoro improvvisato, niente di vicino ai miei sogni, ma abbastanza per garantire il necessario. Abbiamo trovato un alloggio di fortuna, niente di speciale, ma sufficiente per avere un tetto sopra la testa.

Cloe, con la sua naturalezza, sembra essersi adattata a questa città rumorosa e caotica. Io, invece, mi muovo ogni giorno su una vecchia bici, pedalando tra le strade ingolfate. Clacson che esplodono da ogni lato, la polvere che rimane sospesa nell’aria e si attacca alla pelle, il fumo dei tubi di scappamento che brucia nei polmoni. In questo vortice di rumori e odori mi sento come un corpo estraneo, un frammento fuori posto.

Ogni mattina, dopo aver lasciato Cloe, pedalo verso il lavoro con gli occhi che si riempiono di lacrime. La vita che sto conducendo non mi appartiene. Al contrario, Cloe sembra trovarsi bene qui, e io mi chiedo come sia possibile. Io pedalo tra i bus sferraglianti e la folla che si muove come un fiume incessante, e mi accorgo che i sorrisi che rivolgo alla gente sono sorrisi tristi — non finti, ma vuoti, nati solo per educazione o circostanza.

Ripenso all’aria sottile del campo base, al silenzio interrotto soltanto dal vento, al passo lento e regolare che portava sempre un po’ più in alto. Qui, invece, ogni respiro pesa, ogni passo è rumore. La montagna sembra un miraggio lontano, un sogno che svanisce dietro la coltre di smog.

Non era questo che immaginavo. Non so quanto durerà. Forse l’unica cosa che posso fare è continuare a pedalare, sperando che prima o poi la strada cambi direzione. Forse il vero Everest non è una vetta da raggiungere, ma non smettere di cercare un respiro di aria pulita anche dentro la nebbia.

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