Escursione effettuata: 5 settembre 2020
Localizzazione: Gruppo Ortles Cevedale, tra la Val di Rabbi e la Val di Peio
Premessa: questa è una di quelle escursioni in cui ho esagerato. E’ fisicamente molto molto pesante, sia per la lunghezza, sia per i vari sali e scendi. La rifarei domani perchè è splendida, ma non posso dire che sia per tutti.
Seconda premessa: sono partita dalla Val di Peio e questo ha allungato di molto il percorso. Partendo dalla Val di Rabbi sicuramente risulterebbe meno pesante, ma, purtroppo, io d’estate evito la salita verso il Rifugio Dorigoni per la troppa gente. Mi rovinerebbe la giornata.
Quindi, ho parcheggiato l’auto nel parcheggio nei pressi della Centrale elettrica di Malga Mare alle 6:15 ed ho iniziato ad incamminarmi per il sentiero nr. 123 che porta al lago del Careser, dove sono arrivata circa un’ora e mezza più tardi. Ho proseguito sul 123 e, al bivio col sentiero per il lago Nero, poco dopo, ho imboccato il nr. 104A, costeggiando il lago del Careser alla sua destra orografica.

Arrivo al Lago del Careser 
I magnifici colori del Lago
Superato il lago ho proseguito dritto su un percorso sassoso. Ho lasciato, ad un certo punto, al bivio, il sentiero 104 che conduce alla Bocchetta di Lago Lungo e alle Pozze e mi sono diretta su un pendio che mi ha portato alle pendici del Ghiacciaio del Careser (dopo circa 3 h e 15 minuti dalla partenza).


Il sentiero dopo il Lago 


Il Ghiacciaio dalla parte della Val di Peio
Trovo, personalmente, che trovarsi su un ghiacciaio sia sempre una bella emozione, ma devo ammettere che ormai di questo povero Careser è rimasto gran poco purtroppo. Persone della Val di Rabbi mi avevano detto che anni fa era tutta un’altra cosa. Io stessa mi sono accorta di una sua riduzione già rispetto al 2019…che peccato! In ogni caso attraversarlo richiede abbastanza attenzione.
Una volta arrivata dalla parte della Val di Rabbi, alla Bocca di Saènt Sud (mt. 3121), la mia idea era ritentare di salire su una cima che l’anno precedente non ero riuscita a raggiungere causa mal tempo: la Rossa di Saènt (mt. 3347). Guardando quindi il ghiacciaio, mi sono diretta verso destra, passando prima dalla Cima Mezzena (mt. 3172).

Cima Mezzena e sullo sfondo i laghi e Cima Sternai 
La cresta da Cima Mezzena a Cima Campisol 
Cima Mezzena 
Bocca di Saènt Sud
Fino a qui tutto tranquillo. Non esiste, ovviamente, un vero sentiero, ma ci sono i soliti omini sparsi qua e là. Allora, diciamo che bene o male è fattibile, c’è un solo pezzetto con un piccolo salto che a me coi cani ha un pò creato ansia, anche perchè ho dovuto prenderli e portarli dall’altro lato io, in tutto ciò col vuoto sotto…

Però ragazzi…ne è valsa la pena eccome! La vista da questa Cima è strepitosa: Val Martello, Val di Rabbi, Val di Peio, il Monte Cevedale, la Cima Sternai…per me è stata una gran bella soddisfazione!

Cima Rossa di Saènt 
Il ghiacciaio dalla Cima Rossa 

Il Gruppo Ortles – Cevedale con Punta Martello in primo piano. Dietro Cima Venezia e Gran Zebrù
Mi sarebbe piaciuto scendere dall’altro lato, dalla parte di Punta Martello, perchè avevo letto che era un percorso alternativo, ma in quel momento non me la sono sentita. Sono ritornata, quindi, sui miei passi fino alla Bocca, ma non ero ancora completamente soddisfatta. Così, invece di attraversare di nuovo il ghiacciaio, ho proseguito lungo la cresta, passando da Cima Careser ( mt. 3185) fino ad arrivare a Cima Campisol (mt. 3158) verso le 13.

Il Lago del Careser da Cima Campisol 
Cima Careser
Alle 14:20 ho fatto ritorno alla Bocca di Saènt Sud e poi ho iniziato la mia discesa, fermandomi a fare delle foto in una specie di laghetto proprio sotto al ghiacciaio dalla parte della Val di Peio.

Sono arrivata alla macchina alle 17:30.
Distanza totale percorsa: 23,70 km
Dislivello positivo: 1769 mt
Tempo movimento: 08:25:56
Commenti: è un giro spettacolare, con dei panorami da mozzare il fiato. Non richiede capacità tecniche/alpinistiche, nè attrezzatura (eventualmente, solo i ramponcini sul ghiacciaio, in certi tratti, per sentirsi più sicuri), però ti distrugge. Scendendo, soprattutto nel pezzo dal Lago del Careser alla Malga Mare, a tratti non ce la facevo più. Ero esausta e pareva non finire mai…




