Escursione effettuata: 20 settembre 2020
Localizzazione: Passo del Tonale, Monte Redival, Gruppo Ortles Cevedale
Ho parcheggiato sulla strada che porta al passo Tonale (bisogna arrivare prestino perchè i posti sono abbastanza limitati), pochi km dopo Vermiglio, a mt. 1587 ed imboccato la comoda strada forestale che conduce alla Malga Strino. Dalla malga finisce la strada e comincia il sentiero nr. 137 che in poco tempo conduce al Bait di Porzolain, dove c’è il bivio: a sinistra il sentiero nr. 137A che conduce alla Città Morta e a destra prosegue il 137. Devo dire che questo pezzo di sentiero (quello sotto ai laghetti per intenderci) l’ho trovato molto noioso. Per renderlo meno impegnativo probabilmente, si sale con larghissimi zig zag che a mio parere non finivano mai…
Una volta finito questo slalom, si incrocia sulla sinistra il sentiero nr. 161. Si prosegue sempre sul 137. In breve tempo si raggiunge una spianata, dove si abbandona il sentiero principale e ci si incammina sulla destra (verso il Monte Redival) ed in pochi minuti si arriva al lago di Strino Inferiore (mt. 2592). Poco più su, sempre direzione Redival, si trova quello Superiore (mt. 2601). Devo ammettere che sono proprio belli…hanno dei colori meravigliosi. Mi sono fermata tantissimo a fotografare quello superiore!
A questo punto si può scegliere tra 2 opzioni: la prima è proseguire col 137 e, una volta arrivati alla Bocchetta di Strino, dirigersi verso la vetta attraverso la cresta nord ovest, oppure proseguire sopra i laghetti e arrivare dalla cresta sud. Io ho optato per questa alternativa, perchè avevo letto che la cresta nord occidentale presenta alcuni passaggi di 1° grado e, avendo i ragazzi con me, devo sempre far in modo di evitare queste situazioni.
Salendo da quella parte ci si trova su una ripida parete di ghiaia, nella quale sono si presenti degli ometti, che però, appunto a causa di questa ghiaia, spesso si confondono. Infatti, ho perso quasi subito la traccia (scendendo si notano di più) e sono andata un pò ad intuito. Devo dire che è stata la mia fortuna, perchè mi è capitata una cosa che probabilmente non mi ricapiterà più: si è affiancato a noi un branco di stambecchi e abbiamo camminato in quel modo per un pò. Ad un certo punto ci siamo ritrovati sullo strabiombo col capobranco davanti a noi. Sono riuscita a fargli un video, che è stato poi fonte di molti commenti sui social. A tante persone è piaciuto, pochi, per fortuna, mi hanno dato dell’incosciente, dicendomi che avrebbe potuto farci del male. Sinceramente non mi ritengo un’incosciente. So riconoscere le situazioni di pericolo e, ancora oggi, affermo che non mi sono sentita in pericolo. Quell’animale non ha avuto un atteggiamento aggressivo nei nostri confronti. Ho guardato, in seguito all’episodio, vari video e lo vedi chiaramente un animale quando non ha belle intenzioni nei tuoi confronti. In ogni caso, non ho voluto sfidare oltre la sorte, e me ne sono andata, dirigendomi a nord verso la cresta.
Gli ultimi metri prima della croce bisogna prestare un pò di attenzione, ma per il resto non ci sono difficoltà.
Una volta in vetta (mt. 2973), capisci perfettamente come mai gli è stato dato quel nome: Re di Valle. Il panorama è spettacolare! Dalla Punta di Albiolo e Punta di Ercavallo, al Monte Palù e Cima Forzellina, Cima Boai, la catena San Matteo – Vioz ed il Gruppo Adamello – Presanella.

Dopo le foto di rito, sono scesa per lo stesso percorso della salita.
Distanza totale percorsa: 15,98 km
Dislivello positivo: 1386 mt
Tempo movimento: 05:22:07
Commenti: merita molto sia per i laghetti, sia per la vista spettacolare che si gode dalla cima. Volendo ci si può fermare ai laghi senza proseguire. Io ho impiegato 2 ore e un quarto per arrivarci e circa 45 minuti dai laghi alla vetta. Unico neo: quel pezzo a zig zag di cui parlavo prima che ho trovato lungo e noioso…







