Il mio Everest – Capitolo 2: Ritorno a Kathmandu

Ghiacciaio del Careser

Escursione interrotta: 31 agosto 2025

Localizzazione: ritorno a Kathmandu

Ogni spedizione ha il suo momento più duro. Non è sempre la salita, non è sempre il gelo. A volte è il giorno in cui devi smontare la tenda, stringere gli spallacci dello zaino e accettare che il campo che ti aveva accolto non sarà più tuo.

È quello che provo adesso: lasciare un campo base che sembrava casa. Tra quelle tende avevo trovato un respiro nuovo, un equilibrio fragile ma vivo. Avevo iniziato a credere che forse, da lì, avrei potuto tentare la salita.

Invece no. Le condizioni sono cambiate, come capita in montagna. La temperatura si è alzata troppo in fretta, il ghiacciaio è diventato instabile e la via che speravo di percorrere non è più sicura. Non resta che tornare indietro, verso la confusione di Kathmandu.

Ripiegare ogni cosa è un dolore che pesa più dello zaino. I giorni trascorsi qui non erano solo attesa: erano diventati parte di me. Mi sembra di scendere a valle con il fiato corto e gli occhi pieni di lacrime. Vorrei restare aggrappata a queste pareti di ghiaccio, rimandare la partenza ancora di un giorno, di un’ora. Ma non si può.

C’è una bambina che mi tiene per mano, e a lei devo insegnare che anche le discese fanno parte della montagna. Che tornare indietro non significa fallire, ma avere la forza di ascoltare ciò che la montagna ti dice.

Così raccolgo i ricordi come bandierine di preghiera mosse dal vento: il silenzio dei ghiacci, i passi lenti nell’attesa, gli sguardi che hanno trovato intesa anche senza parole. Li porterò nello zaino invisibile che non lascio mai, pesante e prezioso.

Il viaggio continua. Forse la cima è ancora lontana, forse cambierà strada, forse cambierà forma. Ma oggi so che, nonostante la discesa, nonostante la fatica, questa montagna resterà per sempre la mia bussola.

To be continued…

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