Il Progetto: ‘Resto qui?’

Mi chiamo Carlotta, ho 49 anni e sto per laurearmi. Ho passato una vita a desiderare la montagna, ma ci è voluta una bambina per farmi saltare nel vuoto. Oggi vivo a Verona per il suo futuro, ma il mio cuore è rimasto tra le cime. ‘Resto qui?‘ non è solo il titolo della mia tesi, è il dubbio che porto in macchina ogni venerdì sera verso la quota.


Un punto di domanda lungo una vita.
​Come ho già scritto, tra tre mesi sarò una laureata in Scienze della Comunicazione. Ma prima di essere una studentessa, sono una madre single e una donna che ha passato anni a guardare la montagna con il desiderio di chi vuole “tornare a casa” senza aver mai trovato il coraggio di farlo davvero.


Il Salto nel Vuoto
​Per molto tempo ho aspettato il momento giusto, la sicurezza, il lavoro perfetto. Poi è nata mia figlia, Cloe. Paradossalmente, è stata lei a darmi la spinta per il mio “salto nel vuoto”. Insieme a lei ho deciso di trasferirmi in quota, sfidando la logica di chi vede nella maternità un limite. Se la montagna non mi offriva un lavoro, ho deciso di crearmelo: è nata così la mia piccola produzione di camicie per bambini fatte a mano, che porto avanti ancora oggi, tra fatica e speranza.


​La Tesi e la Realtà
​”Resto qui?” non è solo il titolo della mia tesi di laurea sulla sostenibilità in montagna; è la domanda che abita i miei giorni. Vivere in montagna è un atto d’amore, ma richiede servizi. Per permettere a Cloe di frequentare un asilo internazionale e regalarle il bilinguismo — un sogno che coltivo per lei da sempre — a settembre siamo dovute tornare a vivere a Verona.

Un esilio forzato
​Oggi è il 30 dicembre e, per fortuna, scrivo avvolta dal silenzio delle mie montagne. Essere qui fino al 6 gennaio non è una semplice vacanza, è un ritorno all’ossigeno. Ma questa tregua rende ancora più nitido il paradosso che vivo: la consapevolezza che tra pochi giorni dovrò scendere di nuovo a Verona per l’asilo di Cloe. Viviamo questa “vita sospesa” fatta di strappi: la settimana in città per inseguire un futuro internazionale, e il venerdì sera come un rito di salvezza, caricando tutto in macchina per tornare a respirare dove il cuore batte a un ritmo diverso.

Cosa troverete in questo spazio
​Questo blog sta cambiando con me. Non troverete solo descrizioni tecniche di escursioni (il mio “prima”), ma il racconto di una transizione (il mio “adesso”). Qui esplorerò:
​La Sostenibilità Sociale: Cosa manca davvero alla montagna per accogliere le famiglie?
​L’Artigianato: Il racconto delle mie camicie, nate tra i boschi e portate in città.
​Cronache di Confine: Il conflitto quotidiano di una mamma che sogna le vette mentre naviga l’asfalto.
​Non ho tutte le risposte. Ho solo questo punto di domanda che mi guida, tra i dati ISTAT della mia tesi e il rumore della mia macchina che si scalda il venerdì sera, pronta a riportarci a casa.

Scrivo da una vita divisa in due, senza romanticizzarla.